La sposa in coma viene risvegliata da una zanzara mentre uno sta abusando di lei. Lo uccide strappandogli la lingua e aspetta l'amico Buck ("I'm here for Fuck") per tagliargli i tendini su una melodia che ripropone ossessivamante 7 note in nero.
Secondo appuntamento con Lucio Fulci al noir festival dopo Una sull'altra, proprio Sette note in nero del 1977, film che considero fra i migliori del thriller italiaco insieme a Profondo rosso, Quattro mosche di velluto grigio e La casa dalle finestre che ridono.
La storia è assolutamente intrigante e non lascia un attimo di respiro.
La protagonista è un architetto famoso che giunge in Italia dopo aver sposato un ricco imprenditore. La donna ha un problema: è anche sensitiva, anche se l'unica visione di cui si ha conoscenza all'inizio del film è quella del suicidio della madre quando era bambina.
Un giorno il marito parte e lei, per fargli una sorpesa, decide di restaurare un vecchio casale disabitato di proprietà del marito.
Mentre va verso il casale a bordo della sua Rolls Royce (product placement un po' azzardato), in una galleria, comincia ad avere visioni: uno specchio rotto, una statua, una lettera, una morta, una sigaretta, uno zoppo, un quadro, un taxi giallo, qualcuna che veniva murata viva e il nuovo settimanale (che sarebbe stato un ottimo product placement visto l'importanza che ha nel risolvere il caso, peccato fosse un fake) e così si convince che stia per succedere qualcosa.
Arrivata al casale scopre che è quella la casa della murata viva e così butta giù il muro scoprendo lo scheletro di una giovane donna.
Cominciano a quel punto le indagini e così anche il bello e il mistero del film che riserverà non poche sorprese.
Un cult assoluto al punto che Tarantino l'ha voluto in un punto fondamentale del suo film.