Quando il il padre di Marta muore lei eredita solo una mucca e un piccolissimo terreno difficile da amministrare. Purtroppo vive in una condizione di estrema miseria e ignoranza insieme a numerosi altri contadini nella sua stessa situazione. Decide allora di chiedere aiuto ad un ricco Kulak (un ceto di contadini ricchi esistenti al tempo degli zar e nel primo periodo dopo rivoluzione che furono poi di fatto eliminati da Stalin) ma questi non ci pensa proprio ad aiutarla.
Tornata al villaggio non si perde d’animo e dopo una sorta di processione si mette a capo di una cooperativa che cercherà di unire beni e sforzi per ottenere un vantaggio comune.
Ci riuscirà e riuscirà persino ad ottenere un trattore. Qui arriva la parte più interessante per noi.
Certo sul film, sul periodo storico e sulla poetica e sguardo di Sergej Michajlovic Ejzenstejn ci sarebbe molto da dire, ma come abbiamo più volte detto nel corso di questo speciale, lasciamo a professori più dotti di noi l’analisi delle opere del maestro, limitandoci a riportare le nostre insulse considerazioni markettare.
Il marchio che ricopre il film è ovviamente quello della rivoluzione e del partito ma lasciamo da parte anche quello e la Pravda letta sia da Stalin che dal direttore della fabbrica e veniamo ai trattori veri e propri.
Erano gli XTA nell’incompiuto Il prato di Bezin ma quelllo era il 1934 e qui siamo nel 1929 e, allora, i trattori non possono che essere quelli americani della Ford sotto il marchio Fordson che iniziarono ad essere importati in Russia nel 1920 al 1927 e di cui vennero fatti cloni nel 1924 a Leningrado e nel 1930 a Stalingrado. Ma quello americano non è l’unico product placement agricolo presente. Anche noi abbiamo avuto il nostro merito e se il trattore dato è un Fordson, l’ufficio del direttore della fabbrica contiente i cartelloni dell’Aratrice Pavesi prodotta in quegli anni dall’ingegner Pavesi. Decisamente un bel colpo.