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CINEMA
24 Dicembre 2016 - 18:49

DIARIO VISIVO (CINEMA FRANCESE ANNI VENTI, Delluc)

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Fièvre (Louis Delluc, Francia, 1921)
DIARIO VISIVO (CINEMA FRANCESE ANNI VENTI, Delluc)

Che gioiello di compattezza, di rude realismo. Che precisione cinematografica.

Fievre è ambientato all’interno di un bar, il BAR-BAR di Marsiglia. Bar per marinai ed anime perdute in un bicchiere di vino o di gin. Il proprietario è Topinelli (Gaston Modot), la sua sposa Sarah è Eve Francis. Poi vi sono gli avventori abituali, la donna con la pipa che nell’oppio cerca di ammazzare i suoi pensieri, Patience che aspetta da anni il ritorno del proprio amato imbarcatosi e per ora mai tornato e lo fa tra un bicchiere e l’altro. Poi vi sono i giocatori di carte, l’impiegato distinto e segretamente innamorato di Sarah (sarà lui, vile e subdolo, ad innescare il finale tragico), il misterioso uomo con cappello e mantello nero sempre seduto in un angolo ombroso ad osservare e sorseggiare vino.

Anche Sarah ha un passato che la ferisce. Anche lei amava un marinaio che se n’è andato e dopo lunga attesa, visto che non tornava, ha sposato Topinelli senza amarlo. In questo ambiente, unico per tutto il film, i drammi sopiti e mantenuti nell’oscurità del subconscio esplodono quando arrivano una mezza dozzina di marinai e altrettante donne in cerca di sesso e divertimento. Tra loro vi è anche l’ex amato di Sarah, a sorpresa ma non tanto, con al seguito una moglie orientale comprata in Giappone. Tra i sogni di paesi esotici e di amori futuri portati nella locanda dai marinai, si consumerà la tragedia innescata da gelosie e invidie. In una rissa tipica da saloon (Delluc era da sempre ammiratore dei western di Thomas H. Ince) resterà a terra morto l’amante di Sarah e con lui tutti i sogni e le speranze degli avventori. I sogni di una vita migliore sono come quel fiore sul bancone del bar, tanto amato dalla ragazza giunta dal Giappone, che alla fine si scoprirà essere di plastica e senza profumo…

Delluc anticipa di dieci anni il realismo poetico francese e ci consegna un’affresco emozionante di una parte di umanità del suo tempo.

“Non uno stile gratuito, dominato dalla preoccupazione delle belle frasi, ma uno stile concreto, diretto, vero, appropriato al contenuto e da questo condizionato. Grazie a questo tono, più ancora che per l’ambiente scelto, Louis Delluc s’iscrive nella grande tradizione del cinema naturalista francese” (Sadoul).

Il film è sicuramente una felice combinazione di caratteri e interpretazioni ma a dominarlo è sempre Eve Francis (qui per fortuna molto più essenziale e realista che non nel successivo La femme de nulle part). Amiguet scriverà di lei: “L’attrice tragica dello schermo. Questa figura tragica, sferzantedi umane passioni, brilla di una luminosità incomparabile nel cielo della cinematografia francese(…) Sa instillare in tutti i cuori l’angoscia(…) La sua carne ci fa pensare a Baudelaire (…)Quando Eve Francis recita, non diciamo nulla, la guardiamo muoversi. Ammiriamo come la luce si posa sui suoi vestiti fotogenici. Sentiamo delle cose dentro di noi. Amiamo il cinema.” (Tutte le citazioni sono tratte da Gilles Delluc, Louis Delluc 1890-1924, Pilote editions).

Fievre, tagliato di quasi un quarto d’ora dalla censura per poterlo presentare al pubblico (sono state tagliate scene di nudo e di ballo “orgiastico”), riesce ugualmente ad esser un capolavoro, un Von Stroheim della povertà portuale.

Un bar senza pubblicità e senza bottiglie di marca cos’è? Allora ecco l’insistito product placement di DEWAR’S White Label dipinto su una parete di legno, il poster di WORTHINGTON’S Pale Ale & Stout beer, BASSI su un portacenere e tanto, ma tanto, GORDON GIN versato dai coniugi Topinelli.

Stefano Barbacini

Fievres

Regia: Louise Deluc
Data di uscita: 01/01/1921
Cast:
Eve Francis

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