BLOOD STORY – Matt Reeves (2010)
Prosegue senza soste la moda dei remake hollywoodiani di film di anni precedenti ma anche di cinematografie estere di cui viene fatta la versione “americana”. Di solito l’operazione porta a risultati inutili ma in rare eccezioni il film riesce ad essere se non proprio migliore dell’originale almeno di qualità simile.
E’ quello che è successo con la nuova versione del danese “Let me in” (Tomas Alfredson-2008) tratto dal bestseller omonimo di John Ajvide Lindqvist .
Affidato alle promettenti mani di Matt Reeves, già regista del sorprendente Cloverfield, il remake è decisamente interessante (attendiamo al proposito di vedere cosà metterà insieme l’acclamato David Fincher per ricreare le atmosfere sempre nordeuropee dell’altro bestseller “Uomini che odiano le donne” rifacendo l’originale che ha creato l’icona Noomi Rapace/Lisbeth Salander).
Confrontare i due film significa evidenziare anche le differenze di narrazione tra la sensibilità americana e quella europea. Tutto “gridato”, “mostrato” e “spiegato” nell’opera di Reeves quello che nel film di Alfredson restava sotterraneo e sussurrato.
In realtà la storia è rispettata in toto ma nel “romanzo di formazione con vampirella” di Blood story troviamo rimarcati i passaggi nodali significanti che modificano la vita del timido e vessato (dai compagni di scuola) Owen e gli permettono di crescere e di avere anche un’identità sessuale e una crescita sentimentale seppur dolorosa e… rossa di sangue.
Continuamente etichettato con l’epiteto “femminuccia”, il ragazzo ha difficoltà a dar dimostrazione di non meritarlo sia per la scarsa attitudine alla socializzazione e alla rissa, sia per l’aspetto del giovanissimo Kodi Smith-McPhee dai lineamenti dolci come di donna.
Sarà l’incontro con la vampira Abby (“dodicenne ma da un sacco di tempo…”) a dare un’accelerazione alla crescita verso la maturità del ragazzo, una volta superato il trauma causato dalla violenza e dall’orrore che inevitabilmente la ragazzina si porta con sé e lo straniamento per questa insegnante di vita eterna bambina che indica la via verso l’età adulta, debole creatura che insegna l’autodifesa.
Naturalmente il rischio nell’affezionarsi a tale (cattiva?) maestra è quello della dipendenza verso di lei e verso una vita di isolamento e violenza (esemplare la parabola mostrataci nella fase finale del fedele Richard Jenkins la cui vita si è consumata al servizio della piccola vampira).
“Blood story” fa da libretto di istruzioni a “Lasciami entrare” non lasciando quasi nulla al non detto ma se non esistesse il primo a far da comparazione sarebbe da considerarsi opera pienamente riuscita (e non vedo perché non dovremmo farlo ugualmente…).
Lato Product Placement solo cosine come alcune brand di vestiario da ADIDAS a LACOSTE.
Poi i coltelli VIRGINIA e un omaggio a PACMAN.
In questo piazzamento minimale fanno gran figura i dolcetti alla frutta NOW & LATER divorati ed offerti da Owen ad Abby.