Nella new wave di registi messicani, dietro agli “hollywoodiani” Cuaron, Del Toro e Inarritu, nei festival si sono messi in luce autori più estremi, carnali e fuori dai canoni, sulla scia del più navigato Arturo Ripstein, come Carlos Reygadas, il pazzesco Emiliano Rocha Minter (per ora ha girato solo quell’oggetto inclassificabile tra fantascienza e hardcore che è Tenemos la carne) e Amat Escalante di cui ho visto recentemente Il selvaggio (2016), il suo penultimo film e forse il suo più conosciuto.
I suoi primi due lungometraggi sono passati su Mubi e ho potuto recuperarli facilmente. Sangre (2005) è un film che si può collocare tra lo stile di Kaurismaki e i lampi surreali della quotidianità di Roy Andersson. Analisi di un rapporto di una coppia di una normalità assoluta senza nessun glamour, lui è un grigio funzionario statale (conta gli avventori all’ingresso di un palazzo) con pancetta, pelata incipiente e strabismo, lei un’inserviente in un ristorante giapponese del tutto anonima. Eppure i due si amano (almeno lei continua a dirlo a lui come a convincere sé stessa) e portano avanti un’esistenza di colazione, lavoro, soap opera serale e sesso più o meno meccanico (e mostrato senza troppe inibizioni sullo schermo). Lei è gelosissima e colpisce a più riprese il marito con oggetti di casa (ma senza urla o agitazione, lo fa come se fosse un atto normalissimo, come preparare le uova fritte o accucciarsi sul divano), ma poi regolarmente gli chiede scusa. Vi è una svolta nel racconto (svolta forse è parola eccessiva dato che il ritmo è sempre frenato e rallentato, con i protagonisti che si muovono quasi come automi) quando arriva in città la figlia di lui avuta da un’altra donna… Finale insoluto tra il macabro e la poetica del ciarpame. Un esordio coraggioso in cui Escalante dimostra di avere una visione personale di cinema e di saper utilizzare nel miglior modo sia gli attori pressoché sconosciuti (che per altro hanno molti meno problemi con il nudo di alcuni più celebrati…), sia il budget ridotto. Benedice il tutto il già citato Carlos Reygadas che evidentemente è cresciuto con lo stesso gusto cinematografico di Escalante (Japon e Battaglia nel cielo sono opere sorelle a questa) e che nel film appare in un cameo. (voto 6+) Capire se le marche contenute nel film siano reale product placement non è scontato, ma Coca Cola e succo d’arancia Jumex appaiono sul tavolo della famiglia e tra gli scorci della cittadina in cui vivono si avvistano Comex, Marcos Express e Rotoplas. Il protagonista guida un maggiolone Volkswagen.
Dopo la stralunata black comedy “rallentata” con cui ha esordito, Amat Escalante picchia più duro con Los Bastardos (2008), film come il precedente secco e diretto con le interpretazioni “naturalistiche” che gli conosciamo. Qui si tratta di due immigrati messicani irregolari nel sud della California che ad inizio film vediamo proporsi per lavori saltuari, duri e pagati poco e in nero. Subito dopo Escalante ci dà una visione caustica di una famiglia borghese in cui la moglie lasciata dal marito convive con il figlio che non la calcola di striscio. Lasciata sola in casa, la donna “cura” la sua depressione drogandosi e finendo sul divano a guardare dozzinali programmi televisivi. Messi a confronto due mondi, il primo in cui alcuni disperati hanno un unico obiettivo, quello di sopravvivere, il secondo in cui nonostante il benessere ci si duole per l’incomunicabilità e l’anaffettività. Tutto ciò si mette in relazione quando, calata la sera, Jesus e Fausto, i due immigrati, entrano di soppiatto a casa di Karen e la trovano mezza svenuta sul divano. A questo punto Los Bastardos diventa un home invasion sulla falsariga di Funny Games, ne ripresenta in qualche modo la durezza psicologica ma con meno “sofisticazione”, girando in modo semplice e perentorio, mostrandoci personaggi senza troppe aspettative per il futuro. Violento di una violenza quasi improvvisata (non sapremo mai le vere intenzione dei due messicani ne il vero stato d’animo di Karen, che a momenti sembra empatizzare con i due come quando fumano insieme droga) è un ritratto desolante di un certo tipo di società americana e sicuramente non ottimista sulla natura umana. (voto 7) Bacardi (citato), Nike (scarpe indossate da entrambe le parti sociali), Ford e Coca Cola nel product placement del film.
Probabilmente il più maturo dei primi tre film di Amat Escalante, Heli (2013), inizia inscenando subito la morte e la violenza (cosa che invece negli altri due film arrivava in progressione, anche un po’ a sorpresa). Le prime inquadrature mostrano un Suv su cui sono tenuti, sanguinanti e sottomessi, due ragazzi. Giunti ad un ponte uno dei due viene gettato giù con una corda al collo e lasciato penzolare. Escalante ci fa piombare direttamente nella violenta situazione messicana di cui sono pieni i media ormai da troppo tempo. Heli vive in famiglia con la giovane moglie, il padre, la sorellina di 12 anni e il figlioletto. Famiglia di operai che vivono ordinarie giornate apparentemente pacifiche. Estela, la sorella, si mette assieme ad un ragazzo di 17 anni, recluta che sta facendo esercitazioni militari lì vicino. Questo si impossessa di due panetti di droga che nasconde sul tetto di casa di Heli con l’intenzione di rivenderli e di fuggire con Estela, i due parlano di sposarsi, di avere un futuro… Tutto ciò però causerà l’arrivo di alcuni elementi del cartello della droga e sconvolgerà l’intero impianto famigliare creando traumi, violenze e morte. Lo sguardo di Escalante si fa sempre più duro, mette in scena un villaggio di provincia nello stato di Guanajuato in mezzo ad una zona semidesertica della sierra e la vita fondamentalmente squallida (nonostante i grandi mezzi in fatto di armi ed equipaggiamenti) dei ragazzi reclutati dai trafficanti, tra videogiochi, donne che assistono silenziose, torture e sadismo. Proprio la violenza e il sesso che ne diventa mezzo perverso, stanno metastatizzando nella regione impedendo la vita di chi, pur non avendo sogni particolari, vorrebbe avere una vita “normale”. Un film che non lascia grandi speranze, anche l’amore si fa con rabbia e dolore. (voto 7) L’azienda automobilistica dove lavorano Heli e il padre è probabilmente un leggero cambiamento sul nome della Hirotech che ha una presenza significativa nello stato di Guanajuato, un personaggio indossa Lacoste, si bevono birra Modelo e Coca Cola, si cita Youtube, un televisore è Sharp e il Suv è Chevrolet. Product placement possibile riscontrato nel film.
Dopo Il selvaggio, film atipico e “folle”, Escalante nel suo ultimo film, ad oggi, Perdidos en la noche (2023), torna a mostrare un quadro non certo esaltante della società messicana, non concentrandosi unicamente sulla violenza dei narcos e di una polizia “fascista” come in Heli, ma ampliandola all’ipocrisia e all’avidità dei ricchi, senza fare sconti nemmeno agli “artisti”, borghesi di fama, che più che alla poesia e all’alternativo guardano alla crudeltà e all’opportunismo immorale ed egoistico. Il film inizia con una manifestazione di protesta contro l’apertura di una miniera che causerebbe disastri ecologici e problemi per la salute degli abitanti dei dintorni. Alla leader della protesta, donna Flores, si oppongono alcuni abitanti per cui la miniera rappresenta opportunità di lavoro e possibilità di una vita più agiata che non li costringerebbe ad emigrare. Viene messo in evidenza il problema dello sfruttamento delle risorse e degli uomini opposto al bisogno di lavoro e guadagno, problema tanto attuale quanto di difficile risoluzione. Ma Escalante lo accenna solo perché subito dopo Flores e altri quattro manifestanti vengono brutalmente uccisi e fatti sparire dalle milizie governative. A questo punto diventa protagonista il figlio di donna Flores, Paco, che non si rassegna a non saper nulla della fine della madre. Accompagnato dalla fidanzatina Jazmin, viene indirizzato, da un poliziotto morente, a cercare indizi verso la casa in cui abitano un’attrice famosa con il compagno, un artista estremo che lavora con i cadaveri, e le figlie di lei, l’adolescente Monia e una bambina più piccola. Qui si fanno assumere come babysitter e tuttofare e vengono ben accolti dalla famiglia “alternativa”. Ma non tutto è roseo e dovranno vedersela con segreti sepolti del passato, una setta religiosa che odia l’artista, poliziotti violenti, bande di narcos che uccidono bambini… Escalante abbandona il cinema rarefatto ed impressionista degli inizi per sviluppare una trama più complessa che vuol mettere in evidenza più sfaccettature di una società malata e probabilmente senza speranza. Quest’ultima la si può forse ritrovare nell’amore adolescenziale e nella scoperta del sesso (e del sapore del seme maschile…), uno spiraglio di vita da rubare al marcio che imputridisce tutto il resto. (voto 6+) Non vi è product placement nel film, si vedono però una Ford e una Toyota.