Si è appena conclusa su Sky Atlantic la prima stagione di House of Cards, serie americana rivoluzionaria solo per il fatto che a produrla sia stata Netflix e sia stata messa in onda in una volta sola sui loro server, che parla di giochi di potere dietro la Casa Bianca.
Frank Underwood è il capogruppo al congresso del partito democratico che sogna, come da promesse elettorali, di essere nominato segretario di stato. La cosa non succede nella prima puntata e questo farà si che da quel momento lui usi tutte le sue armi, la sua astuzia, conoscenze e cattiveria per farla pagare a chiunque.
Non guardando in faccia a nessuno, facendo doppigiochi anche con l'aiuto della moglie, molto simile a lui, di Doug Stamper, il suo capo di gabinetto e di Zoe Barnes (Kate Mara), una giornalista arrampicatrice del The Washington Herald (giornale in realtà chiuso nel 1939 e man mano fuso con altri fino a diventare il Washington Post nel 1954) riuscirà a far piazza pulita di tutti i nemici e ad arrivare dove vuole arrivare ammazzando il sistema che lo ha tradito, esattamente come si attacca una balena "un boccone per volta"
Serie cult e personaggio cult, quello interpretato da Kevin Spacey che fa quasi assomigliare altri suoi personaggi (Mick Rosa, Lex Luthor, John Doe, Kaiser Soser) a degli agnellini. Frank non si ferma di fronte a nulla "per me è il frigo che si deve spostare" se non davanti alle costine del suo BBQ preferito, mentre spiega in camera tutti i suoi trucchi e i suoi stratagemmi al pubblico.
Bastardo ed accattivante a tal punto che persino Matteo Renzi ha consigliato ai suoi di guardarlo.
Anche il product placement è decisamente all'altezza a partire dalla CNN che trasmette tutte le battaglie, da Apple con gli iphone che svolgono un ruolo fondamentale, ma anche il Blackberry, poi auto (a volte affittate alla e-nterprise), alcolici e citazioni varie: da youtube a Starbucks.