IL MISTERO BUFFO DI DARIO FO (PS: nell’umile versione pop) – Paolo Rossi (Teatro)
Non è la prima volta che vado a vedere uno spettacolo di Paolo Rossi, ma è la prima volta che vi vado dubbioso del divertimento che questa azione può procurarmi.
Vuoi per la sua ultima comparsata non certo esaltante al programma di Fazio e Saviano, vuoi per gli ultimi suoi spettacoli in cui le battute spesso erano le stesse già sentite in altre sue apparizioni teatrali o televisive e in cui l’autocompiacimento del comico/giullare era eccessivo nei confronti di testi non originalissimi.
Invece questo “Mistero Buffo versione pop” si è rivelato spettacolo di ottimo livello, Rossi si è presentato in gran forma e, per tutta la durata della serata, è stato divertente, riuscendo, allo stesso tempo, ad omaggiare più che degnamente il suo Maestro Fo “rubando senza copiare” come vuole la legge teatrale.
I Misteri Buffi sono quelle storie non raccontate ufficialmente dalla religione ma nate tra il popolo medievale e raccontate poi dai giullari, che le portavano di paese in paese ottenendo anche il favore di preti illuminati, infatti la Chiesa “permetteva al popolo di divertirsi un giorno all’anno ai danni del clero, poi per il resto del tempo era però il clero a divertirsi ai danni del popolo…”.
I testi di Fo, riadattamenti dei Vangeli apocrifi, sono affrontati da Rossi inserendo nel linguaggio (il famoso gramelot) anche parole in inglese (tipo “Apocalipse now” o “Gesù che sei in the sky”) e immaginando cosa succederebbe se quei misteri buffi avvenissero nella nostra epoca “tra i misteri meno buffi dell' Italia odierna…”.
In questo consiste quel “versione pop” del titolo, e l’effetto ottenuto dal confronto tra gli avvenimenti della nostra epoca e le vicende raccontate ci porta ad avere “cambi di registro tra momenti comici e momenti drammatici in maniera repentina”.
All’inizio il comico si presenta accompagnato dalla sua spalla, il musicista/attore Emanuele Dell’Aquila, che trascina con sé un motorino PIAGGIO (a loro dire trovato fuori dal Teatro e che non appartiene a nessuno dei due…). Poi, prima di passare alla prima storia, una divagazione su accadimenti recenti che vedono protagonisti l’”unto del Signore”, come Rossi chiama il nostro Presidente del Consiglio, e il Papa.
Esilarante la spiegazione del perché il Santo Padre, nell’episodio di qualche tempo fa della caduta dovuta all’intervento di una irruente fedele, non abbia fatto nulla per evitare l’impatto con il terreno. La colpa, secondo il comico, sarebbe delle scarpe PRADA indossate che, studiate per essere impiegate principalmente nella nautica, non permettono di scivolare e si sono piantate nel terreno, altra cosa sarebbe stata se i cardinali avessero indossato scarpe DOLCE E GABBANA!
In un paio di occasioni Rossi, per evidenziare l’opulenza sia dei prelati che dei nobili, cita i gioielli SWAROVSKI, e, raccontando l’episodio biblico di Abramo e Isacco, tira in ballo “SCHERZI A PARTE”, potete immaginare a che proposito…
Nel finale viene chiamata sul palco Lucia Vasini che interpreta il testo della Passione di Dario Fo, senza modernizzazioni pop, con una performance di assoluto livello chiudendo in bellezza una serata di lungo divertimento non banale.