Cambio di direzione al NIFFF nella sua 25^ edizione. Direttrice artistica del festival è ora Kate Reidy, ex-assessora alla cultura della città di Ginevra ed ex co-direttrice del Black Movie Festival ginevrino. Già l'abbiamo vista presentare con passione film di alcune retrospettive negli anni precedenti. Quindi non l'ultima arrivata, una donna che ha sempre agito nell'ambito della cultura ma non disdegnando la controcultura. Ecco alcune sue parole nella presentazione del Festival:
Il cinema di genere è diventato uno degli ambiti più liberi e creativi della produzione contemporanea. In un’epoca in cui parte della produzione cinematografica tende alla standardizzazione, esso continua a correre rischi sul piano formale, estetico e politico. Si rivela inoltre particolarmente adatto ad affrontare le grandi questioni del nostro tempo: il genere, il corpo, la tecnologia, le dinamiche di potere e il collasso ecologico. Di questo hanno preso atto sia i festival generalisti sia un pubblico che, negli ultimi anni, è diventato decisamente più variegato e a prevalenza femminile.
Sembrano chiari gli intenti di scelta di film che con il genere si legano al reale, al politico. Alla domanda "Cos'è un film NIFFF oggi?" risponde:
È, innanzitutto, un cinema che osa. Può assumere la forma di un’opera radicale e artigianale – come quelle di Bertrand Mandico – in cui gli effetti speciali sono realizzati a mano e ogni immagine sembra scaturire da un sogno febbrile. Può anche trattarsi di un blockbuster monumentale come *RRR* di S. S. Rajamouli, con le sue centinaia di milioni di spettatori e la sua portata sensazionale, di dimensioni epiche. L’intero spettro del cinema fantastico contemporaneo si dispiega tra questi due estremi. Tutto sembra distinguerli, tranne l’essenziale: la capacità di scuotere le nostre certezze e di offrire uno sguardo su altri modi di abitare il mondo.
E dando un'occhiata alle varie sezioni del festival, ormai consolidate negli anni, seguiamo sempre la direttrice che ci dice essere particolarmente affezionata ai film Sanguine di Marion Le Coroller, A prayer for the dying di Dara Van Dusen e Quince film messicano dei due registi Jack Zagha Kababie e Yossy Zagha. Tra le coperte ci segnala il film dal titolo allettante Teenage sex and death at camp Miasma di Jane Schoenbrun con la Gillian Anderson di X-files, Subsuelo di Fernando Franco e Salvation di Emir Alper.
Unico film italiano presente è quello di Paolo Strippoli in concorso con il notevole La valle dei sorrisi. Tra i film del oconcorso dedicato ai film asiatici spicca Joko Anwar con Ghost in the cell. Nella molto libera Third kind troviamo vecchie conoscenze come Lea Mysius (Histoires de la nuit), Guillaume Nicloux (Mi amor) e, soprattutto, Kiyoshi Kurosawa (The samurai and the prisoner). Tutta da scoprire, come al solito, la folle sezione riservata agli Ultra movies.
Omaggi sono dedicati a Bertrand Mandico e all'indiano S.S. Rajamouli (che ha dato al festival in passato uno degli inni da invocare in sala collettivamente prima dei film, Baahubali!). La retrospettiva è chiamata Happy Birthday! e ci ripropone capolavori come Il tamburo di latta di Schlondorff, La cerimonie di Chabrol, Logan's run di Anderson, Nope di Jordan Peele, Parasite di Bong, Sisters di De Palma, Le vergini suicide della Coppola e i cultissimi The Omen, la profezia di Richard Donner e il Rocky horror picture show di Jim Sharman.
Ma non finisce qui perchè chi vuole può recuperare Les garcons sauvages di Mandico, Donnie Darko, The hunger, Mulholland drive, Requiem for a dream.
Insomma, come al solito, ce n'è per farsi una scorpacciata di film di genere e divertirsi.