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CINEMA
31 Maggio 2026 - 17:01

L'INCUBO CREATO DA UN GIOVANISSIMO

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Backrooms (Kane Parsons, USA/CAN, 2026)
L'INCUBO CREATO DA UN GIOVANISSIMO

Prima di tutto parliamo del britannico Kane Parsons, ragazzo classe 2005 che già a dieci anni aveva creato il suo sito youtube e cominciava a mettervi cortometraggi e piccoli lavori pieni di inventiva. A quattordici anni si interessa di spazi liminali (non sempre il web crea mostri ignoranti, se si ha l’intelligenza di usarli con voglia di apprendere e ampliare i propri spazi, c’è di che far bene) e comincia a sedici anni a produrre webseries che nel 2022 trovano il successo con The backrooms. Talmente tanto successo che gente dalla visione lungimirante come James Wan e i tipi della A24 ne capiscono il potenziale e mettono in cantiere il film tratto dalla serie, diretto proprio da Kane tra i suoi diciotto e vent’anni. Se è oro tutto quel che luccica attorno al nostro, siamo di fronte ad un vero fenomeno.

The backrooms è l’horror del momento che sublima i germi da youtuber e scopre un regista che sa come usare la camera, come alternare linguaggi e come utilizzare al meglio gli Sfx.

Un uomo di colore, Clark (Chiwetel “12 anni schiavo” Ejiofor) conduce una vita da frustrato. Costretto a vendere mobili (e a pacchiane pantomime per far pubblicità alla sua attività) nonostante la laura in architettura, viene lasciato dalla moglie e si ritrova solo e in crisi. Si rivolge alla psicologa Mary (la norvegese, fidata interprete dei film di Joachim Trier, Renate Reinsve) per i suoi problemi; quest’ultima però non è psicologicamente messa molto meglio dato che ha avuto un’infanzia da semireclusa a causa di una madre paranoica e malata di mente. La vita dei due ha una svolta quando Clark scopre nel seminterrato del suo negozio la possibilità di entrare attraverso i muri in uno spazio altro. Un enorme concatenazione di grosse stanze tipo magazzino dell’Ikea ma che è come se fosse stato progettato da Escher e Piranesi in collaborazione e dentro al quale artisti di arte moderna avessero messo le loro installazioni. Inoltre tra i pertugi si incontrano strani personaggi che sembrano uscire da un quadro di Bacon. Cos’è questo posto che sembra contenere borgesianamente “ogni luogo che sia mai esistito”?

Quando la psicologa consiglia ad inizio film a Clark di superare le porte della sua mente, di avere il coraggio di andare oltre per cambiare e raddrizzare la sua vita, non ha preso in considerazione la possibilità che oltre la normalità e la frustrazione ci sia anche peggio, la follia forse. I loop infiniti, le stanze deviate, le paure ancestrali del nostro subconscio, il cervello con le sue insospettabili diramazioni, hanno qualcosa di simile a questo “spazio liminale”. Quello che più terrorizza di questo film sorprendente (non lasciatevi ingannare da quell’inizio alla The blair witch project e neppure dal rischio del “giochino intellettuale” dei derivati di The Cube, Parsons sa darci ben di più) non sono i “mostri” fisici, che pure ci sono, ma l’incapacità umana di governare la propria mente, di indirizzare la propria vita, il pericolo di trovarsi sfasati dal nostro mondo senza che ce ne rendiamo conto. (voto 7+)

Non mi pare di aver ravvisato product placement.

STEFANO BARBACINI

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