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CINEMA
30 Dicembre 2016 - 23:11

DIARIO VISIVO

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Puccini e la fanciulla (Paolo Benvenuti, ITA, 2008)
DIARIO VISIVO

Paolo Benvenuti è a mio parere il miglior regista del cinema italiano per composizione d’immagine e visionarietà pittorica.

E’ un regista colto, scrupoloso nel non tralasciare nessun dettaglio e nella ricostruzione storica di abiti e ambienti, grande conoscitore della luce nella pittura. Ed è un regista clamorosamente sconosciuto al grande pubblico, considerato positivamente dalla critica che tende a parlarne sempre bene ma che poi non lo segnala mai tra i più importanti registi italiani. Sono anche convinto che buona parte della nuova critica, quella che piano piano sta orientando il gusto del cinema italiano, neanche lo conosca (o al limite lo snobbi).

Dopo una lunga gavetta fatta di corti e medi negli anni ’70, Benvenuti ha esordito finalmente nel 1988 nel lungometraggio e poi ha replicato nel 1992 con due assoluti capolavori come Il bacio di Giuda e Confortorio, visti da pochi nonostante non abbiano nulla da invidiare alle opere di un Rivette, di uno Straub o dei grandi visionari russi e decisamente in competizione (se non migliori) con i lavori di un Téchiné e un Vecchiali (per citare registi ben più famosi internazionalmente e dal gusto simile al suo). In seguito il nostro ha lavorato poco e saltuariamente (nonostante resti un operatore culturale ed insegnante di cinema per fortuna molto valutato in Toscana, la sua terra, essendo pisano…), per dire, dal 1992 al 2008 ha diretto solo altri quattro film e dall’ultimo, Puccini e la fanciulla, di cui qui mi occuperò, più nulla tranne un documentario nel 2012.

Ha ottenuto un certo risalto solo per Segreti di stato film “politico” e il suo più debole sotto il profilo artistico.

E’ a mio modo di vedere sintomatico di un sistema, quello del cinema italiano, che non funziona più che registi di lui ben più famosi (e non sto parlando di quelli che si occupano solo di film di Natale o film comici che, si sa, sono fuori da queste logiche) abbiano potuto dirigere nello stesso arco temporale il doppio delle sue opere e che si legga nei titoli di film inutili, o peggio, “opera considerata di interesse nazionale” per i finanziamenti statali…

Per tutto questo mi sono visto il suo ultimo film del 2008 con l’immenso piacere che si sa di poter riceve dalle opere d’arte.

Puccini e la fanciulla è la ricostruzione di un “fattaccio” avvenuto nella vita della famiglia del grande compositore nel periodo in cui stava scrivendo la sua opera “La fanciulla del west”. In pratica, la figlia della famiglia che serve in casa Puccini, Doria Manfredi, scopre la figliastra del maestro, Fosca, a letto con un amante. Quest’ultima, certa che la ragazza abbia spifferato tutto a Puccini, decide di vendicarsi mettendo in testa alla madre Elvira che il marito abbia una tresca con Doria. Dato che il grande compositore non ha la fedina proprio pulita (tradisce la moglie con la cugina di Doria), Elvira è certa che il tradimento si sia consumato e fa in modo che la ragazzina venga rinchiusa in una stanza e venga giudicata e trattata da tutti da puttana. La ragazza esasperata si suiciderà e, dopo esame medico, si scoprirà che è illibata. La famiglia Puccini, agiata e da tutti rispettata, per celare le proprie malefatte sessuali (pare che oltre a Puccini e a Fosca anche la signora Elvira abbia un passato di relazioni da nascondere) rovina così la vita della povera e innocente Doria con l’indifferente complicità anche del Maestro che non risponde alle sue richiesta d’aiuto.

Benvenuti gira proprio nella villa dei Puccini sul lago Massaciuccoli a Torre del lago (ora in onore del grand’uomo si chiama Torre del lago Puccini…) ricostruendo l’atmosfera d’epoca con la ricostruzione della Terrazza Emilio, taverna posizionata su una banchina dentro al lago e la vita del contado che vi gira attorno.

Il film è praticamente muto (solo le lettere e qualche monologo interiore vengono recitate) e fa del silenzio, dei leggeri movimenti di macchina e soprattutto della composizione dell’inquadratura il suo punto di forza raggiungendo una poesia visiva di grande impatto.

Sia quando il regista gira in interno riprendendo i sotterfugi e le ipocrisie delle donne di casa Puccini, il gioco della morra e le canzoni alla taverna, il povero desco del casolare abitato dai Manfredi, sia quando si aggira per i canali della laguna (con la poesia di un Piovani) ci restituisce l’emozione della meditazione e della ricostruzione di un modo di vivere che non esiste più.

Per far capire come la critica italiana affronta l’opera di Benvenuti prendo ad esempio Mario Sesti (non me ne voglia…) che su filmtv scrive una critica assolutamente positiva e corretta (“La dolcezza della luce, piena di trasparenze impressioniste e mezzi toni, entra brutalmente in conflitto con l’ingiustizia del chiaroscuro della Storia. (…) Bisogna conoscere il cinema come una tastiera d’avorio consumata da decenni d’esercizi per dire tutto questo con precisione e praticamente senza parole”), poi però quando deve stilare i migliori film dell’anno tra gli italiani mette quella trombonata insopportabile di Baaria e Questione di cuore della Archibugi (la Archibugi meglio di Benvenuti…sic) senza inserire il nostro, cioè la vittoria della narrazione (anche un po’ scontata) sul cinema visivo. Sempre la solita storia?

Nel film sono contenute brand probabilmente senza fini commerciali, quindi non propriamente product placement. Il pianoforte usato da Puccini è un BECHSTEIN, in treno il Maestro legge IL SECOLO IX da cui apprende che alla ANSALDO assumono operai. Tutto qui.

Stefano Barbacini

Puccini e la fanciulla

Regia: Paolo Benvenuti
Produzione: Ministero per i beni e le Attività Culturali
Data di uscita: 27/02/2009

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