UNE FEMME MARIEE – Jean Luc Godard (1964)
Godard continua nella sua imprevedibilità e incontenibile iperattività. Nel 1964 in soli tre mesi (aveva promesso di presentare l’opera all’imminente Mostra di Venezia) e con un budget risibile concepisce e realizza un nuovo film con cui non lascia indifferenti: sperimentale, immorale (perché tratta argomenti riguardanti i costumi sessuali arditi e ancora tabù all’epoca), scomodo (perché rievoca il tema dell’Olocausto accusando, se pur non direttamente, i francesi di indifferenza all’antisemitismo), irritante, politicamente non inquadrabile ed esteticamente tra i suoi migliori.
Utilizza il corpo di una giovane Macha Meril per mostrarne in dettaglio ogni particolare in un montaggio che spezza continuamente il piano sequenza. Fotografia del sempre più bravo Raoul Coutard in bianco e nero, composizione plastica delle immagini. Il corpo ripreso sminuzzato nei suo particolari, la nudità diventa cifra estetica, paesaggio e superficie, rappresentazione di se stesso e di un mondo allo stesso tempo.
Oltre alla scelta stilistica vi è la narrazione, quella di una donna sposata che in tre tempi si incontra prima con l’amante (Bernard Noel), poi con il marito (Philippe Leroy) e di nuovo con il primo.
La vicenda è certamente autobiografica rispecchiando il momento vissuto dal regista con la moglie Anna Karina, rapporto ormai al capolinea, e il legame “fedifrago” di lei con l’attore Maurice Ronet.
Nulla di nuovo da questo punto di vista, anche nelle opere precedenti i rapporti rappresentati erano più o meno autobiografici e, anzi, si può dire che attraverso i film girati dal momento dell’incontro con l’attrice tutto lo svolgersi del loro legame è in qualche modo finito sullo schermo.
Quello che differisce dalle precedenti pellicole è che l’analisi di un rapporto di coppia non è più un momento seppur significativo di un film (si ricordano le scene di dialogo sull’amore tra le mura di una stanza presenti in quasi tutte le opere precedenti) incentrato su altre storie principali ma è in questo caso il soggetto dell’intero lungometraggio.
Naturalmente non con una normale linearità, infatti il procedimento di destrutturazione del genere cinematografico da sempre utilizzato da Godard è in questo caso applicato al rapporto a due, inoltre molte sono le deviazioni e rispecchiano gli interessi passati e futuri di JLG, il consumismo e la pubblicità (sequenze rotte continuamente con montaggio di scritte, reclame, foto di modelle), l’attualità (l’incontro con un partecipante al processo svoltosi quell’anno sui crimini nazisti), le citazioni (da Celine, Moliere, Racine…), il cinema (“il cinema è un mistero” e vai di Rossellini, Jean Cocteau, Louis Jouvet, Via col vento, Marlene Dietrich…)… Ritorna anche la passione per il collezionismo, la catalogazione, con una serie di copertine di dischi che hanno per comune denominatore immagini erotiche.
Poi le solite stranezze, riprese a 180 gradi; i protagonisti che parlano alla camera e ad un invisibile “intervistatore” in quattro capitoli: lui parla della Memoria, lei del Presente, lo storico dell’Intelligenza (cercare di capire per mettere un po’ d’ordine a questo grande disordine che sono i rapporti umani), il bambino di cosa fa per Dipingere bene; boutade spiritose come “Nei film italiani le donne non sono rasate sotto le ascelle, è eccitante”; l’ascolto di bizzarri LP come Erotica the sound of love in cui si sente solo una donna che ride…
“Une femme mariée” è un continuo gioco di rimandi alla tradizione sia cinematografica che letteraria in cui ha il Godard artista e contemporaneamente di distruzione di questa con la creazione di un modello personale e moderno.
Insomma l’imprevedibile, geniale, discutibile Godard che tutti in questo periodo (metà anni ’60) discutono ma contemporaneamente si contendono…
“Une femme mariée” è anche il film di Godard fino a questo punto contenente il maggior numero di product placement.
Per argomento (il mondo del consumismo rappresentato con negozi in voga: -Vai a Nation? Allora lasciami da PRINTEMPS, ne hanno aperto uno lì vicino, pubblicità di intimi TRIUMPH, riviste di moda e comunque trendy come MARIE CLAIR, ELLE, PARIS MATCH, FRANCE DIMANCHE, detersivi PERSIL e AJAX, scatolone di KLEENEX) è anche quello che più si presta e JLG amplia il piazzamento delle brand non tralasciando i suoi oggetti di culto da PARIS SOIR alle auto (stavolta VOLKSWAGEN), radio DUKE, televisore TELEAVIA (-avete visto il mio nuovo televisore? La tecnica dell’aviazione al servizio della televisione!).
Importante presenza anche di AIR FRANCE.
Frase cult: - Ti sei depilata le gambe con il mio PHILIPS!