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CINEMA
30 Agosto 2026 - 14:57

DIARIO VISIVO (Tre registe francesi)

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Un chat un chat; Gare du nord; 35 rhums
DIARIO VISIVO (Tre registe francesi)

Tre registe francesi, tre generazioni diverse, tre modi di intendere il cinema.

Sophie Fillieres (1964) era la più giovane delle tre, con Un chat un chat (2009) continua coerentemente a presentare il suo tipo di film, commedie stralunate con protagoniste donne sfasate rispetto al mondo circostante. Celimene o Nathalie (Chiara Mastroianni) presenta tutte le bizzarrie delle eroine della regista, cambia nome a seconda di come si sente, è sonnambula e nella notte si mette a fare impasti per torte in cui butta uova con tutto il guscio, dorme sotto un telo di plastica mentre le ristrutturano l’appartamento, finge per un certo tempo di essere muta, si mette in piedi dentro ad un cestino per i rifiuti… E’ una donna che vive sola con il figlioletto, scrittrice con il classico blocco della pagina bianca, e comincia ad essere seguita da una giovane che ne diventa quasi una stalker. E’ questa una sua fan che vorrebbe diventare protagonista di uno dei suoi libri. Il pregio della Fillieres sono le sue sceneggiature originali, con intuizioni brillanti come appunto questa figura di “personaggio in cerca d’autore”. Ha però un problema, in generale non è riuscita a maturare veramente come regista, nelle sue commedie ci sono ottimi dialoghi, situazioni divertenti e allo stesso tempo problematiche, ma vi è poco cinema. I suoi film sono illustrazioni dei suoi scritti, non molto di più. (voto 6-) Superette, Mac Apple e Marlboro nel product placement.

Claire Simon è invece del 1955 ed è una documentarista nota in Francia, un po’ meno in Italia dove, grazie a Mubi, ha avuto una certa visibilità con il suo interessante e sentito documentario Notre corps del 2023, in cui segue medici e pazienti in un reparto di ginecologia in Francia. Ha anche fatto quattro film di fiction di cui ho visto Gare du nord (2013), nato da un coevo documentario girato, appunto, dentro la stazione parigina ad intervistare viaggiatori, giovani e vagabondi che vi stazionano per ore e commercianti del luogo. Miscela di emigrati, emigranti e francesi pendolari, un viaggio nel mondo senza muoversi dallo stesso posto. Dopo quello la Simon costruisce il suo film di fiction riprendendo episodi raccontati e raccolti nel documentario intrecciando a ciò tre storie, quella della non più giovane e sposata Mathilde (Nicole Garcia) che si innamora del giovane studente Ismael (Reda Kateb), francese di seconda generazione con parenti algerini; quella di Joan (Monia Chokri) che, a causa del suo lavoro che la porta a stare molto tempo a Parigi, è in crisi col marito e non ha abbastanza tempo per i figli, cosa che l’addolora; infine quella di Sacha (Francois Damiens), popolare giornalista televisivo che, dopo un litigio con lei, cerca la figlia che sembra sparita proprio alla Gare du nord. La brava e navigata regista fa fatica ad allontanarsi da ciò che veramente ama, ovvero il documentario “osservativo” della gente comune, e con difficoltà riesce ad intrecciare questo con la fiction. Belle comunque le trovate “cinematografiche” dei viaggi in treno che non allontanano dai problemi e shockante la morte (solo narrata) che ci prende in contropiede nel finale. (voto 6+) Product placement: Conforama, Coca Cola, Footlocker, Diesel, Marlboro, Lidl, I-phone, Ellesse.

Chi invece, al contrario delle pur brave colleghe sopra citate, riesce a far cinema anche con l’estrema semplicità, è l’immensa Claire Denis, classe (1946), internazionalmente conosciuta per i suoi film fuori dagli schemi, ostici e duri. Nel caso di 35 rhums (2008) la sceneggiatura è intimista ed elementare, quindi lontana dalle trovate simpaticamente surreali della Fillieres e dal naturalismo documentario della Simon, ma non così lontana nel voler descrivere la normalità della “commedia umana”. Ambientato in una periferia con predominanza di gente di colore, mette in scena la storia di un ferroviere, Lionel (Alex Descas), e il suo rapporto con la figlia Josephine (fresca interpretazione di Mati Diop, poi stimata regista). Il film vede come comprimari la ex-moglie dell’uomo e il compagno della ragazza. Non succede quasi nulla del film, solo incontri in bar, qualche ballo, una notta di pioggia in cui il taxi della madre di Josephine si rompe… Ma il modo che ha la Denis di rendere quello che le colleghe fanno con la scrittura, l’una, e con l’osservazione, l’altra, è prettamente cinematografico. Mostrare crisi sotterranee, la paura della morte, l’instabilità dei sentimenti, la conoscenza dell’uno/a con l’altro/a è quello che fanno anche Fillieres e Simon, ma la capacità di rappresentazione sfruttando le possibilità del cinema (costruzione dell’inquadratura, montaggio, ripresa dei dettagli, tempi e colonna sonora, fotografia) della Denis è superiore (e rara). (voto 7) Ancora Marlboro presente nel product placement assieme a Virgin, Vemar (casco motociclistico) e Mercedes (il taxi).

STEFANO BARBACINI

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