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CINEMA
30 Luglio 2025 - 00:48

DIARIO VISIVO (La trilogia di Dog Johan Haugerud)

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Sex: Dreams: Love (Johan Haugerud, Norvegia, 2024)
DIARIO VISIVO (La trilogia di Dog Johan Haugerud)

In Dreams (2024) una studentessa diciassettenne si innamora di un’insegnante. Per lei matura una vera e propria ossessione che ci descrive con la sua voce fuori schermo, voce che dovrebbe riportare quello che lei sta scrivendo in una sorta di confessione-diario. Il film, dallo spiccato stile simil-nouvelle vague, sembra si concentri esclusivamente su questo amore “queer”, come lo descriverà la madre della ragazza, ma vi è una sequenza spartiacque che ci apre nuove vie. La ragazza, Johanne, entra a casa dell’insegnante, Joanna, e noi non sapremo mai cosa vi succede. Porta chiusa e zoom indietro. Buio. A questo punto tutto quello che potremo apprendere sarà l’elaborazione del rapporto da parte di Johanne un anno dopo. La ragazza non riesce a tenere tutto dentro di sé e fa leggero lo scritto alla nonna poetessa, la quale riscontra assoluta schiettezza e tenerezza in una scrittura di qualità. Poi lo scritto arriva anche alla madre, prima sconvolta perché il testo è pieno di dettagli erotici, poi assolutamente coinvolta fino a sognare di avere un’esperienza simile anche lei. A questo punto tutto ciò che è avvenuto tra Johanne e Joanna è un racconto della ragazza che ad un certo punto confessa che molti dettagli intimi li ha solo immaginati. Tutto si confonde. Vi è stato una specie di abuso tra le due vista anche la differenza d’età? Vi sarà stato solo un rapporto platonico o reale? Joanna, che poi incontrerà la madre di lei, si è accorta che Johanne smaniava per lei? Il libro scritto è un oltraggio all’intimità di Joanna? Diventa una questione di accuse e controaccuse, di invidie da parte della nonna perché la sua agente le dice che lei non ha mai avuto una tale capacità di mettersi crudamente a nudo, da parte della madre che forse spera in un successo monetario e forse è solo gelosa dei sentimenti della figlia che lei non riesce più a provare, da parte di Joanna che pare non contarla giusta (alcuni comportamenti lasciano pensare che sia una cinica predatrice). Non sapremo mai quanto di vero ci sia in quello che è riportato nel romanzo, poi pubblicato con discreto successo, della novella scrittrice. Quello che sappiamo è che vi è stato un innamoramento totalizzante, una frustrazione sentimentale, un’esperienza che ha reso la protagonista confusa ma che con la vicenda è cresciuta (tanto da trattare con le pinze il suo nuovo compagno e da rendere inutile l’attività di uno psicologo) e ha trovato la sua indipendenza di donna capace di fare le sue scelte. Un film che sembra semplice ma non lo è affatto, a suo modo delicato, lineare ma anche in grado di diventare formale, ricercato e metaforico (tutte quelle scale che ricordano quella metafisica di A matter of life and death (Scala al Paradiso, 1946, Powell and Pressburger). (voto 7) Il Mac della Apple sicuramente tra i product placement del film, pochi ma importanti come Adidas, Coca Cola e la piattaforma Zoom.

Tanto era articolato sotto l’apparente linearità di una storia d’amore Dreams, tanto uniforme nella sua concezione è il terzo film della trilogia, Love (2024). Due protagonisti principali, un’urologa e il suo infermiere. Entrambi sono sessualmente liberi e fuggono i legami. Entrambi sono adepti di Grindr e Tinder e non disdegnano il sesso occasionale. Lei è etero e lui omosessuale. Nel finale entrambi troveranno una sorta d’amore che li mette davanti alla svolta, accasarsi o continuare nella loro vita sentimentalmente fuggente? Questo “viaggio” verso il sentimento, verso l’amore, è mostrato da Haugerud con un profluvio di chiacchiere. Parlano i due tra di loro sulla concezione che hanno del sesso, parlano delle loro attività sessuali, apertamente e senza filtri. Parlano con gli amici, con le ex mogli dei loro nuovi compagni. Parlano dei pazienti e del loro dramma davanti alla malattia: l’operazione alla prostata che porterà conseguenze per quanto riguarda la vita sessuale. Parla lei con un uomo incontrato tramite Grindr, lui sposato, e si scambiano opinioni sulla sessualità: apparente scioccanti le parole di lui ma lei assorbisce dimostrando libertà di giudizio. Parla lui con un uomo malato che diventerà la sua missione, la riabilitazione dopo l’operazione e la sua preoccupazione di non essere più uomo viene curata con la vicinanza, con l’affetto. Lei si innamora di un uomo divorziato con due figlie. Si sente un’intrusa e si chiede se ha senso creare un vero legame. I discorsi, le parole scorrono senza freno. Non sono senza interesse, anzi, affrontano temi importanti, senza essere troppo pesanti, come la malattia e la paura di una vita famigliare, la dicotomia universale della libertà del rapporto occasionale e il legame fisso con un partner. Siamo dalle parti di Rohmer ma quello degli ultimi anni in cui le parole offuscavano le immagini. Quello che manca in questo film è il cinema, è l'opera di uno scrittore, attività principale di Haugerud. (voto 6) Detto delle due app di incontri, il product placement principale ci sembra quello di Foodora che appare a più riprese durante il film dato che un paziente vi lavora. Poi vediamo una Ducati ma per il resto tutto è lasciato, anche qui, alle parole, si citano Ikea, Instagram, il Viagra.

Mi è apparso più interessante Sex (2024), anch’esso verbosissimo come gli altri due ma più interessante visivamente di Love, con squarci da regista-architetto, con momenti intimamente poetici e altri di astrattezza architettonica (immagini dall’alto della città, movimenti di macchina tra le linee nette degli appartamenti in stile molto nordico, tetti e camini) con alcuni momenti di ricercatezza visiva (il coro coreografato finale) e sprazzi di ironia e storie aggiuntive ad incastro un po’ folli (i due intermezzi con la maestra del coro e il suo esame alla lingua di uno dei protagonisti da curare con la lettura di Hannah Arendt… e con la dottoressa dalla filosofia spicciola e il suo racconto-aneddoto in bianco e nero su due architetti gay e un tatuaggio). Insomma è come la chiacchiera continua sui rapporti della trilogia dei “Before” di Linklater incontrasse la rigorosità di Haneke e il surrealismo di Wes Anderson… La storia, o per essere più precisi le due storie, raccontate in parallelo nel film riguardano due spazzacamini che in pausa pranzo si confidano due segreti. Uno sogna di incontrare David Bowie che lo vede come fosse una donna, l’altro, più concretamente, un po’ per curiosità, un po’ per eccitazione, un po’ non sa neanche lui perché, racconta di essersi concesso ad un uomo che gli ha chiesto di far sesso con lui. Se al primo la faccenda del sogno gli causa problemi alla voce (è cantante di un coro) e una specie di psoriasi nonché un inizio di crisi di identità difronte a moglie e figlio, per il secondo l’atto sessuale tra uomini significa una vera e propria crisi matrimoniale quando l’uomo lo confida alla propria di mogli. La natura sessuale, il lato femminile e quello maschile all’interno dell’uomo, il rapporto matrimoniale che limita la libertà dell’individuo ma allo stesso tempo l’impossibilità di vivere senza un compagno, sono gli argomenti del film, sviscerati in lunghi dialoghi a due (tra i due colleghi e tra mariti e mogli). Le due ore del film passano piuttosto leggere nonostante il fiume di parole, come vedersi un film di Hong Sang-soo che sembra esser sempre sul punto di irritarti ma poi ci arrivi in fondo senza neppure accorgertene e con un arricchimento poetico. (voto 7) Product placement quasi nullo, solo Youtube più volte citato.

Stefano Barbacini

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