L’AMORE ATTRAVERSO I SECOLI – Jean Luc Godard (1967)
Non contento di aver immesso sul mercato due lungometraggi praticamente in contemporanea, Jean Luc Godard accetta nello stesso anno di partecipare pure al film collettivo “L’amore attraverso i secoli”.
Film ad episodi di coproduzione italofrancese strutturato in modo che ogni segmento proponga una divertente storia di rapporto amoroso in varie età dell’umanità. Così abbiamo il primo ambientato nella preistoria (diretto da Franco Indovina), il secondo ai tempi dell’impero romano (Mauro Bolognini), il terzo durante la rivoluzione francese (Philippe de Broca), il quarto durante la Belle epoque (Michael Pfleghar) per finire con quello ai giorni nostri (Claude Autant-Lara) e con quello di Godard, l’unico che al solito fa le cose con un certo impegno.
Dei primi cinque episodi solo quello di Autant-Lara riesce a stare (per freschezza di realizzazione più che per il contenuto) di poco al di sopra del livello di una barzelletta. Clamoroso lavoro alimentare per tutti gli altri comprese le due sceneggiature di uno svogliatissimo Ennio Flaiano (ha scritto i due episodi diretti dagli italiani).
Godard è altra cosa. Pur non avanzando nel suo percorso che lo porterà pochi mesi dopo ad iniziare decisamente la sua svolta politica di indagine marxista, riprendendo invece temi e modalità già affrontati (la fantascienza, la prostituzione, il rapporto di coppia) e tornando per l’ultima volta ad Anna Karina, non rinuncia alla sperimentazione.
Non tanto per l’ambientazione futuristica che è come per Alphaville risolta con trucchetti semantici (il protagonista venuto sulla terra dallo spazio parla spezzando le parole e collegandole a quelle precedenti e successive causando continui giochi di parole a mo’ di lingua aliena) o che riguardano l’abbigliamento (una delle protagoniste indossa una specie di bizzarra cintura di castità formata da due lastre di plexiglass incastrate al collo con catena e lucchetto da aprire per poter consumare l’atto sessuale) oppure le abitudini strane (l’extraterrestre non può vivere senza olio lubrificante ANTAR), quanto per lo studio sul colore che continua anche se l’operatore questa volta non è Coutard. Le sequenze sono in bianco e nero di volta in volta virato con un colore differente che viene annunciato da una voce esterna.
La storia si basa sull’ipotesi che nel futuro esista una prostituzione di stato che tiene ben separato il rapporto sessuale (la prostituta interpretata da Marilù Tolo può concedere solo il proprio corpo ma non l’amore) da quello sentimentale (la prostituta Anna Karina parla d’amore ma non si concede ad atti sessuali). Frustrazione del cliente che scoprirà insieme alla Karina che il bacio è l’atto in grado di coniugare l’amore con il contatto fisico (cosa che per altro proprio le meretrici da sempre insegnano vendendosi completamente ma rifiutandosi invece di baciare sulla bocca).
Insomma una cosa semplice ma insolita per tornare al rapporto d’amore come atto rivoluzionario nei confronti dell’omologazione voluta dalle istituzioni.
Detto di ANTAR, l’episodio è l’unico che contenga product placement, dalle compagnie aeree AIR FRANCE, TWA e ALITALIA alla citazione esplicita di CHRISTIAN DIOR.