MOON – Duncan Jones (2009)
Il figlio dell’”Uomo che cadde sulla terra” e di “Ziggy Stardust” era geneticamente predestinato ad interessarsi alla fantascienza e a dimostrarsene un fan accanito.
Diventato regista dopo una “difficile” infanzia tra collegio di lusso in Svizzera e London Film School, Duncan “Bowie” Jones esterna le proprie passioni unendo cinema e fantascienza in due opere indipendenti di notevole interesse girate nell’ultimo biennio.
La macchina del tempo si è azionata e ci ha inviato direttamente dal decennio successivo a “2001 Odissea nello spazio” il gioiellino “Moon”!
Questa piacevole e compiuta opera di Duncan Jones ha tutto il sapore retrò dell’ambientazione lunare, delle scenografie ispirate al film di Kubrick ma anche al Solaris di Tarkovski, delle domande sull’umanità delle macchine che già si posero Asimov e Clarke.
Di “Odissea nello spazio” ripropone anche un duplicato di HAL il super computer (in Moon si chiama Gerty) ma di Kubrick e Tarkovski, Bowie jr., non ha le ambizioni metafisiche. E’ un film molto più circoscritto sia come racconto che come luogo d’azione. Jones guarda più ai film di serie B di genere fantascientifico che non ai grandi autori anche a causa di un budget non altissimo.
Tutta la vicenda si concentra dentro la stazione lunare in cui lavora Sam Bell. Il personaggio interpretato da Sam Rockwell (che è praticamente l’unico attore di tutto il film, vi sono solo alcune comparsate della moglie e dei datori di lavoro tramite video) ha un contratto di tre anni per vivere solitario sul suolo della luna da cui deve inviare alla terra dell’helium-3, unica soluzione per superare una crisi energetica altrimenti irreversibile per l’umanità.
Mancano solo un paio di settimane alla fine del suo compito e i suoi ultimi giorni nello spazio passano nella routine più assoluta, fino a che un incidente lo intrappola svenuto nel veicolo con cui stava andando a recuperare una capsula di helium.
Lo ritroviamo disteso su di un lettino risvegliato da Gerty ma presto scopriamo che il Sam Bell risvegliatosi non è lo stesso Sam Bell che ha subito l’incidente…
Godibile dall’inizio alla fine, girato con continue strizzate d’occhio al cinema di fantascienza classico, è prodotto di ottima fattura che non lesina anche frecciate alla disumanità delle grandi compagnie interessate solo al profitto messe in contrasto con il computer/robot Gerty che per assurdo mostra doti più “umane” che non i nostri simili.
Colonna musicale delicatamente accattivante di Clint Mansell.
Product placement utilizzato da Jones esclusivamente per collegare il film alle fonti ispiratrici dello stesso o per integrarsi nella diegesi di Moon.
Sam ha sul comodino una rivista di culto per gli appassionati di aviazione (TAKE OFF), indossa una tuta dei COSMOS SOCCER (ringraziati nei titoli di coda) scelta solo per i riferimenti al nome “fantascientifico” così come il cappellino con il simbolo dei Tennesse Titans di Football Americano che sia per il nome che per il simbolo triangolare bene si integra nell’atmosfera spaziale (qualcuno vorrebbe un rimando al triangolo di Dark Side of the Moon dei Pink Floyd, perché no?). Per questo si ringrazia la concessione da parte della NFL.
La strizzata d’occhio più divertente ai film di fantascienza classici è però lo scaffale che porta come brand SOYLENT rimandando al famigerato cibo prodotto in “2022: I sopravvissuti” di Richard Fleischer.
Resta da capire invece quanto sia voluto utilizzare un allarme che ha lo stesso suono di quello dell’iPHONE.
Nei titoli di coda si ringrazia DIESEL.