Downhill (Il declino), è la discesa verso la povertà e lo sfruttamento di un ricco collegiale, Roddy, interpretato da Ivor “The lodger” Novello, studente modello e star della squadra di rugby della scuola. Lo vediamo ad inizio film segnare una meta e venir portato in trionfo dalla folla.
Poi l’incontro con la cameriera Mabel, amante del compagno di classe Tim, e un furto ai di lei danni commesso da Tim nel negozio OLDE BUNNE SHOPPE di cui viene, però, accusato Roddy.
Quest’ultimo per non mettere nei guai l’amico si prende la colpa senza comprendere che l’avvenimento segnerà il suo futuro in negativo.
Inizia così la caduta di Roddy verso un’esistenza infernale, preconizzata dal bambino con la faccia sporca e le lacrime sul volto che implora il ragazzo all’interno del negozio fatale.
Accusato da Mabel davanti al preside, cacciato da scuola e poi da casa (il padre non crede all’innocenza del figlio), si avvia verso il “declino” (Hitchcock usa l’artificio di un nastro mobile per mostrare la camminata verso il basso del nostro).
Lo ritroviamo nel “mondo della finzione”, attore di scarsa qualità in un varietà parigino. Si innamora della star dello spettacolo, Julia, una sgamata e “moderna” maliarda caratterizzata con sigaretta, chewingum e pantaloni che sperpererà un’eredità di 30000 sterline ricevuta da Roddy. Colta a tramare con l’amante, Roddy si batterà con lui ma finirà cacciato dalla casa comprata con i suoi soldi ma stupidamente intestata a Julia.
Questa seconda discesa verso il “declino” sarà sottolineata dal regista con una bella scena in cui un esterrefatto Roddy si lascia trasportare verso il basso dall’ascensore.
Passo successivo verso l’inferno sarà vendere la sua prestanza fisica e il suo giovanile ardore per balli a 50 sterline con vecchie matrone borghesi annoiate. Gli sembrerà anche di trovare una signora di buon cuore e bell’aspetto in mezzo a questo marciume imbellettato e quindi una nuova speranza, ma la luce del sole che illumina improvvisamente la sala da ballo gli rivelerà l’artificiosità delle persone che lo circondano e la loro bruttezza fisica e morale.
Bellissima scena conclusiva di questo episodio quando Roddy si ritrova, al di fuori dell’edificio dove vi era il ballo, davanti al portone enorme e lui piccolo, minuscolo così come la sua esistenza.
Passo successivo a Marsiglia dove trova il punto più basso della sua esistenza, malato e probabilmente drogato in una bettola ormai ai limiti della follia.
Riuscirà però ad uscirne imbarcandosi su di una nave che fa ritorno a Londra dove scoprirà che il padre lo stava cercando perché nel frattempo aveva saputo tutto riguardo il suo “sacrificio” per non coinvolgere il compagno nelle accuse di furto e quindi la sua innocenza.
Downhill al di là di una racconto piuttosto insipido, quasi una “Lulù” al maschile ma all’acqua di rose rispetto al prossimo film di Pabst, e pur non essendo ai livelli di “The Lodger” è comunque opera piena di inventiva e sperimentazioni.
Alcune chicche come la scena in cui Mabel accusa Roddy avvicinandosi ai due ragazzi davanti al preside girata con una carrellata che alterna la soggettiva della donna con quella dei ragazzi, sono stupefacenti, così come i richiami al cinema amato da Alfred Hitchcock in questo periodo, il surrealismo di Bunuel e l’espressionismo. Tutto il delirio finale quasi psichedelico in cui Roddy rivede il padre e le donne che lo hanno rovinato, Mabel, Julia, la protettrice che ne vendeva le prestazioni danzanti (e probabilmente sessuali), la matrona che lo voleva circuire, fatto di sovraimpressioni e camera traballante e circolare, è di modernità “espressionista” che rimanda a Ruttmann, Vertov e ad opere come “Lo studente di Praga”.
Buona presenza di product placement durante la pellicola, dal disco in vinile messo a suonare da Mabel dell’etichetta musicale WINNER, ai prodotti PASCALL in evidenza nel negozio, per continuare con una pubblicità del PERNOD ben illuminata nelle strade di Londra.
Anche sulla nave per il ritorno a Londra è bell’evidente la marca del timone, HUGHES & SON LONDON.