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CINEMA
29 Dicembre 2010 - 09:07

AMERICAN LIFE

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Girando gli Stati Uniti in Chevrolet alla ricerca di risposte
AMERICAN LIFE

AMERICAN LIFE – Sam Mendes (2010)

 

Si comincia con un “cunnilingus” che viene commentato da lui, sotto le coperte, con un’inaspettata analisi dei sapori vaginali da cui si evincerebbe che lei è incinta!

E’ solo uno dei tanti brillanti dialoghi che incontreremo nell’ultimo film di Sam “American Beauty” Mendes, cosa che è ormai una rarità anche nella commedia americana che tanto ha dato nel passato (non prendo neppure in considerazione quella italiana…). Quindi applausi alla coppia (anche nella vita) di sceneggiatori Dave Eggers e Vendela Vida, che speriamo mantenga in futuro la vena creativa che ci ha fatto pensare al Woody Allen del periodo migliore, quando sapeva così bene affrontare i problemi esistenziali e di convivenza coniugale.

Superati i trent’anni l’illustratrice di colore Verona (Maya Rudolph) e l’agente assicurativo bianco, il “casual” Burt (John Krasinski), conducono una vita in comune povera ma tranquilla quando, come detto, si trovano a dover affrontare l’arrivo di un pargolo che li farà diventare una ‘vera’ famiglia.

“Confusi, immaturi…americani” i due decidono di partire (utilizzando pure una CHEVROLET a nolo) per un viaggio formativo in cui cercheranno di capire se esistono un modo e un luogo giusti per essere felici.

E’ possibile la felicità di coppia? Cosa determina il fallimento o la riuscita nella vita? Il matrimonio che scopo ha? Esiste l’amore? What is life (canta George Harrison…).

Domande esistenziali, tipiche dei film di Mendes,  a cui i due cercano risposte a Phoenix (dove incontrano due vecchi amici sposati che avevano grandi sogni ed ora si sono ridotti ad una lei logorroica frustrata che non riesce ad avere un rapporto con i figli e non si rassegna ad un corpo che invecchia inesorabilmente, e ad un lui catastrofista il cui pensiero ‘filosofico’ si esplica nelle frasi “questo paese è fuori di testa” e “tutto è destinato al fallimento”), a Tucson (dove vive la sorella di lei con cui rimembra i genitori morti in un dialogo che si svolge dentro ad una JACUZZI in un’esposizione di mobili), a Madison (in cui incontrano una fantastica Maggie Gyllenhaal nel ruolo della lei di una coppia di post-hippy con bizzarre convinzioni mistico-religiose che rifiutano sdegnati il regalo di Burt e Verona, un passeggino MAC LAREN, perché contrario alla buona educazione dei figli…), a Montreal (scene in realtà girate in Connecticut come si evince dal REMO’S RESTAURANT dove cenano che è appunto negli USA e non nella città canadese, dove hanno a che fare con vecchi compagni di Università apparentemente felici con i loro numerosi figli davanti alla televisione SHARP, ma che nascondono drammi personali), infine a Miami (con il fratello di lui che tra una BUDWEISER e l’altra lamenta l’essere stato lasciato dalla moglie).

Insomma, un peregrinare per un’America in continua ricerca di se stessa, tra personaggi stralunati che sembrano usciti da un comic book di Daniel Clowes, per ottenere risposte che probabilmente non esistono: “l’unica cosa che possiamo fare è mettercela tutta per crescere nostra figlia. Non abbiamo il controllo su molto altro”.

Colonna sonora folk di  Alexi Murdoch con inserimento della magnifica “Golden Brown” degli Stranglers e di una versione di “Mr.Tambourine Man” di Dylan cantata dalla stessa Maya Rudolph (oltre che è attrice è anche affermata cantante e performer televisiva) e scenari molto “americani” tra tramonti dietro a vallate di cactus. Ringraziamenti finali per la LEVI’S.

Stefano Barbacini

Away We Go

Regia: Sam Mendez
Data di uscita: 01/01/2009

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