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CINEMA
29 Novembre 2023 - 10:29

TORINO FILM FESTIVAL 2023

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Kalak (Isabella Eklof, Svezia/Danimarca, 2023)
TORINO FILM FESTIVAL 2023

Dalla Danimarca al Concorso del Torino Film Festival 2023 è stato presentato, Kalak, un film che non fa sconti e lo scrittore Kim Leine non li fa a se stesso raccontando in modo romanzato ma autobiografico il suo approccio pietistico e per questo razzista alla popolazione indigena della Groenlandia e le attenzioni sessuali ricevute dal padre in adolescenza.

Il protagonista, Jan, è un infermiere che ha chiesto il trasferimento in Groenlandia da Copenhagen perché attratto dalla popolazione indigena, dai loro riti, dal loro modo di vivere ma soprattutto dalle loro donne. Vorrebbe sentirsi un vero Kalak, un duro groenlandese che risolve le dispute a pugni, mangia carne di foca, grasso di balena e pesce seccato e ama le donne dai lineamenti così diversi dalle bionde danesi. Così con le sue capacità seduttive, dovute anche al suo mestiere che gli permette di aiutare i malati, e le sue reali empatie con la popolazione cerca di conquistare tutte le donne indigene che riesce. Poi però deve fare i conti con il fatto che ha una famiglia con una giovane moglie paziente (molto paziente) e due bambini e non ha nessuna intenzione di abbandonarla quindi seduce e poi abbandona causando danni irreparabili. Questo suo comportamento da una parte sua viene da lui spiegato con un trauma infantile dovuto a sevizie sessuali da parte del padre. Ma davanti a questa autovittimizzazione di fronte ad una sua amante groenlandese la risposta di lei è cruda e diretta: tu pensi di essere l’unico ad aver subito violenze? Io sono stata violentata da ragazza e mia figlia è nata a seguito di uno stupro ma questo non mi dà il diritto di essere una cattiva persona.

Il meccanismo pietistico e “umanitario” del privilegiato uomo bianco sulle popolazioni più povere ed emarginate per poi mirare ad obiettivi egoistici, quando non di sfruttamento, è esattamente il meccanismo colonialista che viene messo sotto accusa anche da Scorsese in Killers of the flowers moon anche se lì il personaggio di De Niro usa le stesse dinamiche consapevole del suo obiettivo criminale, mentre Jan non è fondamentalmente cattivo, i suoi interessi nei confronti della popolazione sono reali ma poi è ottuso e vigliacco e quindi diventa inconsapevolmente o meno una persona orrenda.

Un film che comincia con una fellatio solo parzialmente simulata con il pene eretto in primo piano, non si fa problemi con la nudità, mostra un vecchio che, in pratica, si vanta della propria pedofilia e un medico disilluso che vanta i pregi delle droghe, è chiaramente anomalo nel panorama mainstream odierno visto che quando si va contro il politically correct ormai si rischiano perlomeno polemiche a non finire, quindi ben venga che questo sia stato diretto da una donna, Isabella Eklof, sicuramente coraggiosa e senza peli sulla… videocamera. (Voto 7)

Meglio la Carlsberg o la Tuborg? Basta che sia fredda… viene detto nel film e le due marche di birra assieme ad una tv Samsung rappresentano il poco product placement del film se non consideriamo l’affermazione del medico drogato che dichiara “adoro il Rohypnol!”

STEFANO BARBACINI

 www.dysnews.eu