Alla XXXVI edizione de Il cinema ritrovato di Bologna si rende omaggio ad uno dei piccoli maestri misconosciuti di Hollywood. Hugo Fregonese, italo-argentino, giramondo approdato a Hollywood nei primissimi anni ’50 dove ha girato una decina di film, è il regista di cui il festival presenta una personale che, seppur incompleta, ingloba gioielli come questo noir violento e cupissimo dal titolo italiano Pioggia di piombo ma dal più esplicativo titolo originale Black Tuesday.
E di un tremendo martedì nero si tratta, quello in cui il pluriassassino Vincent Canelli e il ladro killer di un poliziotto Peter Manning devono essere giustiziati sulla sedia elettrica. Canelli è interpretato da un Edward G. Robinson di ferocia inaudita, spietato e disposto a tutto per salvare la propria vita e per incassare la refurtiva rubata da Manning (Peter Graves) ed ora nascosta in un caveau di cui solo quest’ultimo ha le credenziali. Per fare ciò architetta con la sua devota donna Hatti Combest e il suo braccio destro Warren Stevens una fuga all’ultimo momento che riesce parzialmente, infatti tra feriti e morti la banda di Canelli e Manning riesce a nascondersi in un magazzino, assieme a cinque ostaggi, da cui si progetta una fuga in aereo. Qui però assediati dalla polizia, capitanata da un detective altrettanto spietato e anch’esso disposto a lasciar uccidere gli ostaggi piuttosto di darla vinta ai banditi, dovranno arrivare ad una terribile resa dei conti.
Una fotografia da incubo dark, un’architettura geometrica e una regia spietata nella sua secchezza rendono il film un piccolo capolavoro a cui si perdonano alcune scelte narrative irrealistiche e dispersive. Girato praticamente in soli due luoghi, l’inquietante carcere con annessa camera della morte e il magazzino in cui qualcuno si diletta di tassidermia e quindi con una cupa atmosfera di morte che aleggia tra cobra e altri animali imbalsamati, il film è anche un’analisi brutale del “mors tua vita mea” in cui tutti cercano di salvarsi la vita con brutalità e nessuno scrupolo, inoltre non banale la considerazione più volte ripetuta che se una persona è costretta a non aver più nessuna speranza (come nel caso di una sentenza di morte esecutiva) sia disposta a qualsiasi efferatezza per salvarsi. A meno che non ci sia alla fine qualcuno un po’ più empatico e con qualche brandello di umanità disposto al martirio per ottenere redenzione…
Una macchina da scrivere Underwood, un orologio Hamilton e, soprattutto, una Ford Signal coupé del 1953 (il film è del 1954) sono product placement in questo bellissimo noir.