Guardando The acid eaters, film diretto da Byron Mabe e prodotto da David F. Friedman, c’è da chiedersi che acido abbia ingerito Carlos Monsoya (poi regista esso stesso del famigerato Please don’t eat my mother!) per partorire tale plot…
In un veloce montaggio iniziale (per cui rimpiangiamo che Mabe si sia votato solo all’exploitation perché si intravvedono anche qui capacità non meglio sfruttate) ci vengono presentati i protagonisti durante le loro giornate “normali”, lavoro, cibo, gabinetto… poi li vediamo cambiarsi con magliette rosse (gli uomini) e vestitini succinti (le donne) e cavalcare le loro moto in coppia. Sono dei biker non apparentabili a quelli “di moda” in questo periodo nei vari film in cui giovani, brutti, sporchi e cattivi indossano giubbotti di pelle e terrorizzano la gente comune, nonostante ad un certo punto derubino uno sprovveduto attirato dalle forme delle loro donne per comprarsi l’erba il loro unico obbiettivo è quello di nuotare nudi, divertirsi, fare sesso e sballarsi con alcol e droghe con una certa funny attitude.
Durante una scampagnata erotico-artistica (in cui il pittore del gruppo si sbizzarrisce in body-painting sui generosi corpi delle donzelle) un classico sexy cat-fight tra due delle ragazze finisce drammaticamente con la “perdente” inghiottita dalle sabbie mobili (l’ultima immagine che resta di lei è la mano che si chiude alzando il dito medio). Niente di tragico il fatto viene preso sul ridere dagli altri che lasciano un ironico cartello dove la donna sparisce. La ritroveremo resuscitata da uno stregone pellerossa che la restituisce al fidanzato in cerca di un rimpiazzo. Poi tutto il gruppo si ritrova di fronte ad una piramide piena di enormi panetti di LSD che ingeriscono entrando nella piramide stessa dove uno di loro di veste da diavolo mentre gli altri si scatenano in balli erotici, si ritrovano vestiti in abiti rinascimentali (perché? non facciamoci domande altrimenti non finiamo più…), sognano rapporti sessuali in situazioni strane e poi si buttano in un’orgia di sesso e colori a olio… Infine tornano con le moto alle loro normali vite…
Che dire, il film almeno evita la noia e in alcuni momenti riesce ad essere divertente grazie a situazioni bizzarre e una bella colonna sonora tra il surf e il lisergico. Pessima invece la presenza di quella che dovrebbe essere la star del film, l’attor comico (con già una certa carriera alle spalle) Buck Kartalian, più che divertente è irritante.
In un’immagine sola appaiono tre brand, Kentucky whiskey, 7up e Marlboro, sicuri product placemant perché ben tenuti in vista, soprattutto le sigarette che in un’altra scena vengono messe appositamente in primo piano.