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CINEMA
29 Marzo 2016 - 22:31

IL CONDOMINIO AMMINISTRATO IN TUTA ADIDAS

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Il condominio dei cuori infranti - Samuel Benchetrit (Francia, 2015)
IL CONDOMINIO AMMINISTRATO IN TUTA ADIDAS

Il condominio dei cuori infranti è il tipico titolo italiano di opera straniera del tutto fuorviante e insensato rispetto al film che rappresenta. Da tal titolo lo spettatore si aspetta una divertente commedia romantica, magari un po’ amarognola, mentre il ben più secco Asphalte originale dà idea ben più precisa di quel che si va a vedere.

Sì perché il film di Samuel Benchetrit (regista sconosciuto in Italia ma non particolarmente affermato neppure in patria, che ha ottenuto un grande successo come scrittore con una serie di libri autobiografici intitolati “Chroniques de l’asphalte” da cui deriva quest’ultimo suo film) è sì una commedia ma del tipo surreale con l’inizio a quadri che ricorda le opere di Roy Andersson e con una poetica che affonda le radici nei quartieri rozzi e popolari delle periferie cittadine.

Il vero protagonista del film è il quartiere periferico di Colmar e il condominio ivi ubicato, sporco, fatiscente frequentato da perdenti, immigrati e ragazzi dal futuro incerto.

Qui si svolgono le vicende banalmente assurde di alcuni abitanti di questo condominio, divisi in tre episodi distinti fra loro anche se intrecciati nella narrazione, ognuno con un proprio significato politico, sociale o sentimentale.

L’episodio centrale è quello che vede coinvolti Michael Pitt nei panni di un astronauta della NASA che assurdamente si trova ad atterrare, di ritorno dallo spazio, sulla terrazza del caseggiato e si rifugia in casa di un’anziana araba che vive sola e, avendo il figlio in prigione, lo accoglie come un surrogato del figlio stesso. Il rapporto tra un americano diffidente e una povera araba (al momento di un contatto via telefono con la Nasa viene chiesto alla donna se ha sentimenti antiamericani…) diventano simbolo della possibilità di un dialogo tra culture diverse in un momento drammatico come quello odierno, contatto umano che va al di là di razze e religioni. La morale può apparire banale ma non lo è quando il regista dà anche una sua interpretazione delle cause dell’estremismo da ricercare proprio in un’integrazione mancata e nelle condizioni di vita proprio di queste fatiscenti periferie abbandonate a se stesse dove crescono odio, frustrazione e aridità.

Vi è poi la stralunata storia (d’amore?) tra il perdente Sterkowitz/Kevern (a cui ne capitano di ogni, ad esempio si ritrova momentaneamente costretto su una sedia a rotelle per… eccesso di cyclette) e la malinconica e solitaria infermiera di notte interpretata dalla nostra Bruni Tedeschi, in cui il nostro, pateticamente, si fa passare da fotografo di un’importante rivista naturalistica dopo la visione de’ “I ponti di Madison County”. L’amore tra poveracci ai margini della vita sociale.

Infine la storia di Isabelle Huppert che interpreta praticamente se stessa anche se nel film si chiama Jean Meyer, attrice di una certa fama nel cinema d’autore (la si rivede giovane ne “La merlettaia” di Claude Goretta) ormai avviata verso un tramonto di decadenza e mancata rassegnazione alla perdita della giovinezza. L’incontro con un giovane che vive con una madre sempre assente (interpretato dal figlio del regista e della compianta Marie Trintignant) gli ridarà la forza per provare ad accettarsi e a rilanciarsi.

Il film si apre con una riunione condominiale in cui l’amministratore indossa una tuta ADIDAS, ma il product placement continua piuttosto cospicuo in un film apparentemente dimesso e poco costruito. La cyclette da casa KETTLER, il televisore moderno SONY in contrasto con un ormai sorpassato GRUNDIG, le POPCHIPS e i TUC che alimentano il povero Sterkovitz, la sua macchina fotografica CANON e la POLAROID, l’ORANGINA, INTERSPORT sulla maglia del Marsiglia calcio e tanto altro.

Stefano Barbacini

Asphalte

Regia: Samuel Benchetrit
Produzione: Centre National de la Cinematographie (CNC)
Data di uscita: 24/03/2015
Brand:
Adidas

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