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CINEMA
29 Gennaio 2017 - 23:33

DIARIO VISIVO (CINEMA FRANCESE ANNI VENTI e dintorni)

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Il ventaglio di lady Windermere (Ernst Lubitsch, USA, 1925)
DIARIO VISIVO (CINEMA FRANCESE ANNI VENTI e dintorni)

Un altro degli autori che influenzò i registi del cinema francese degli anni ’20 è sicuramente Lubitsch.  Gigante  della commedia, fu magistrale (e il film in questione, Il ventaglio di lady Windermere, ne è forse l’esempio massimo del periodo “muto”) nella scelta della composizione dell’immagine (ne è esempio la scena del giardino dove la parzialità della visione e dei conseguenti equivoci che questa comporta è esplecitata con l’utilizzo perfetto della scenografia, di siepi e cespugli che coprono dettagli fondamentali) e del montaggio (in questo caso vedere la scena girata all’ippodromo con dettagli di sguardi che si incrociano con significato moralistico e accusatorio).

Il giudizio della gente della buona società, bloccata da regole, pregiudizi e accuse dettati da invidie, gelosie, pulsioni da trattenere, è convogliato da visioni parziali, affrettate prese di posizione, drammatici equivoci come ci mostra già il testo teatrale del grande Oscar Wilde, analista impietoso di un’epoca e di un mondo, e Lubitsch è perfetto nel traspondere il significato nel linguaggio cinematografico.

Il gioco di dettagli, l’importanza dei costumi, l’illuminazione delle scene, l’architettura scenografica, sono una novità nella cinematografia che non può non aver influenzato i vari L’Herbier, Feyder, Gance (e viceversa, perché no).

Il testo è noto, gioiello di ironia e dramma, in cui gli equivoci sono alla base di azioni non propriamente adeguate alla buona morale. Mrs Erlynne (la prorompente Irene Rich) è una donna con un passato ingombrante e si insinua nella vita dei coniugi Windermere (May McAvoy e Bert Lytell) perché è, segretamente, la madre della moglie. Allora il marito, perché non si sappia che la propria sposa ha una tal genitrice di fama non propriamente consona alla propria classe e per far sì che neppure la moglie (che la crede morta) ne venga a conoscenza, le spicca un assegno (della THE BRITISH WHEAT BANK) di 1500 sterline, una mezza fortuna che le permette di rifarsi una vita. Lady Windermere però pensa che gli incontri tra il marito e la Erlynne siano una tresca amorosa e, convintasi del tradimento del coniuge, decide di fuggire con lo spasimante Lord Darlington (un ottimo Ronald Colman) da sempre innamorato di lei. Per impedire i disastri di questo fraintendimento la Erlynne corre a casa di Darlington per impedire che il fatto accada. Convinta Lady Windermere a tornare a casa prima che il marito e Darlington si accorgano di lei, quest’ultima si accorge di aver dimenticato il proprio ventaglio a casa di Darlington. Perché non si creda che la figlia sia stata presso lo spasimante e si rovini così la reputazione, la Erlynne si presta a far credere di aver sottratto per errore il ventaglio alla Windermere, peggiorando ulteriormente la sua fama di “donnaccia”.

Tra le varie soluzioni geniali di Lubitsch nel film vi è anche un bellissimo piano sequenza in cui la Erlynne si allontana dall’ippodromo sotto un’enorme scritta EXIT, a significare l’esclusione della donna dal pubblico di nobili, inseguita da un anziano che si è innamorato di lei. L’avvicinarsi di lui alla donna viene accompagnato da una chiusura di inquadratura nera da destra a sinistra fino a chiudersi a mo’ di sipario quando i due sono ormai a contatto. Bene, durante questa scena, lungo la parete dell’ippodromo vengono inquadrate una ventina di pubblicità che non elencherò in toto ma mi sembrano evidente product placement (magari commissionato dall’Ippodromo stesso per permettere l’utilizzo dei locali). ABDULLA CIGARETTES è la più grande poi vi sono WHITE SEAL SOAP, BP MOTOR, BOURVIL, JOHN HAIGH e tante altre. Alcune anche con il flano riportante la frase pubblicitaria (ad esempio” It’s right if it’s ROUNDTREE’S MILKE CHOCOLATE”).

Stefano Barbacini

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