HAPPY ENDING – Richard Brooks (1969)
La scomparsa del culturista/attore/entertainer Jack Lalanne è l’occasione per rivedere un film ingiustamente sottovalutato del troppo poco considerato Richard Brooks (rispetto ad altri registi dello stesso livello ma meglio ricordati).
Con il titolo sarcastico “Happy Ending” Brooks, che ne è anche sceneggiatore del film, ci consegna una visione drammaticamente realistica di un matrimonio che sta andando a pezzi.
Jean Simmons (candidata all’oscar per l’interpretazione di Mary Wilson, la protagonista) è una “casalinga disperata”. Dopo l’incontro e il rapporto idilliaco con il marito che ci viene mostrato all’inizio del film con tanto di luna di miele e promesse di vita felice e serena, arriva il matrimonio.
Sedici anni dopo vediamo una donna frantumata tra alcol (comprato probabilmente dal mostrato HARRY HOFFMAN CUT PRICE LIQUOR), VALIUM e altre medicine che dopo aver scoperto un tradimento del marito combina “matrimonio con ghiaccio tra vodka e SECONAL” tentando il suicidio.
Il marito, un avvocato benestante tutto d’un pezzo e assolutamente non in grado di capire i problemi della moglie (“psicanalista? Consulente matrimoniale? Ma no, noi non abbiamo questo genere di problemi!”).
Dopo una vera e propria fuga a Nassau a bordo di un aereo della UNITED AIRLINES (il cui logo apparirà un po’ ovunque anche in giro per la città) dove con un’amica dal passato turbolento cerca di passare un po’ di tempo in serenità al sole e nelle acque delle Bahamas e dove i ricordi degli anni di matrimonio si accavallano nella sua mente (e per noi sono flashback di irrequietezza, spaesamento, frustrazione in notti “minnelliane” illuminate dalle fredde luci della città), decide di tornare e lasciare il marito (durante la vacanza tra l’altro incontra un patetico gigolò che si fa passare per paparazzo italiano come il Mastroianni de “La dolce vita” e che dice di aver venduto foto a “LIFE MAGAZINE”, “PARIS MATCH”, “PLAYBOY”, “ESQUIRE”) .
Nonostante non sia un problema di mancanza d’amore e d’affetto per il partner, è proprio la gabbia matrimoniale, le convenzioni del patto sancito dalla società che fanno implodere la psiche della donna (di tutte le donne sposate? Di tutti i coniugi? Esistono matrimoni felici? Questo si chiede Brooks ma non sembra avere dubbi…). Anche il marito inizia un discorso a difesa del loro rapporto a suo parere felice anche se non più focoso, ma la sua difesa sembra quasi una resa: “la gente che si ama è pazza, ma poi cresce, matura, si sistema. Forse si accontenta, si arrende…”
Il finale è glaciale nella sua pessimistica sospensione, alla preghiera del marito alla donna di tornare a casa con lui, lei risponde: “se in questo momento non fossimo sposati, mi sposeresti ancora?”, sospensione, nessuna risposta. The End (happy?)
Brooks è ammiratore e frequentatore dei testi di Tennessee Williams di cui ha trasposto in film “La dolce ala della giovinezza” e, soprattutto, “La gatta sul tetto che scotta”, e la donna interpretata da Jean Simmons è decisamente apparentata alla Maggie Pollit di Liz Taylor e alle infelici e tristi donne di Williams.
Il film è decisamente moderno, prolisso ma con un andamento jazz i cui ritmi sono governati dalla musica di Michel Legrand (anch’egli candidato all’oscar).
E Lalanne? Allora bisogna sapere che la nostra Mary Wilson entra in crisi per i problemi di cui sopra ma anche perché sta sfiorendo e (nonostante una plastica al viso di cui nel ’69 non mi sembra fosse così usuale parlare come lo sarebbe oggi) non è contenta del suo aspetto. Pertanto uno dei suoi programmi preferiti - viene mostrato piuttosto a lungo mentre passa sul televisore - è proprio quello dove Jack Lalanne nei panni di sé stesso dispensa consigli per restare in perfetta forma!
Il film è girato a Denver e in un certo momento un mezzo di trasporto passa mostrando una grossa pubblicità del negozio NEUSTETERS famoso in quella città. Lo slogan recita “a diamond is forever”.