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CINEMA
28 Dicembre 2020 - 19:01

DIARIO VISIVO (Herschell Gordon Lewis)

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Linda and Abilene (Herschell Gordon Lewis, USA, 1969)
DIARIO VISIVO (Herschell Gordon Lewis)

Linda and Abilene è principalmente famoso perché è stato girato al famigerato Spahn Ranch, casa-rifugio della Mansion Family, che diventerà tragicamente conosciuto dopo l’omicidio di Sharon Tate e amici. Si tratta di un western-erotico dalla trama sottile-sottile (fratello e sorella si trovano solitari nel ranch di famiglia dopo la morte degli anziani genitori; isolati dal mondo i loro bisogni sessuali si rivolgono l’uno all’altra e sfociano in un incesto; i due si rotolano nudi sul letto, nella stalla, nel fiume e per metà film vediamo l’attrice Sharon Matt (Abilene) completamente nuda a simulare sesso con il più impacciato Kip Marsh (Tod); si giunge ad una svolta quando il violentatore seriale Rawhide approfitta di un’uscita di Tod dalla casa per andare in città a prendere provviste e giunge al ranch dove violenta Abilene. Così mentre Tod conosce la prostituta Linda (la veterana della sexploitation Bambi Allen che qui si fa chiamare Roxanne Jones) e passa la notte con lei a strizzarle le tette rifatte, al ranch succede il fattaccio che porterà lo stesso Tod a rintracciare in città Rawhide e, non preoccupatevi per lo spoiler più di quello che vi preoccupereste se fosse lo spoiler di un porno, i due si uccidono uno con l’altro; le ragazze, da qui il titolo, Linda e Abilene, si consolano con un più che soddisfacente rapporto saffico).

Ancora una volta il produttore Tom Dowd suggerisce a Lewis di seguire l’onda di moda che questa volta è il western con nudi (i precedenti sono “Hot spur” e “The ramrodder” degli altri due compari maestri di sexploitation Frost e Friedman, i cui titoli italiani sono assolutamente da ricordare, il primo “Sperone selvaggio” e il secondo “Vergini indiane per il totem del sesso”…) e il regista (qui il nostro si firma Mark Hansen) non si tira indietro calcando la mano (incesto e lesbismo a go-go) e mettendoci una cura dell’immagine degna di ben altre opere. Usa magnificamente i pochi esterni naturali e fa in modo di esaltare i colori dei vestiti e della pella della non bellissima Matt che riesce grazie a come la riprende e illumina a farla apparire come una dama dei nudi rinascimentali esaltando il suo corpo rotondo e morbido e i suoi seni acerbi.

Vale la pena riportare i due aneddoti citati da Friedman nella sua autobiografia e riportati sia in A taste of Blood (Creation Book) e nel libretto allegato all’edizione combo DVD/BR “The lost films of H.G.Lewis” (Syndrome edizioni). Il primo riguarda la Manson Family che appena saputo che sarebbe stata girata una scena lesbica tra due attrici completamente nude si sono presentati in massa sul set come spettatori mentre avevano snobbato le scene di sesso eterosessuale; il secondo riguarda l’attrice principale che doveva essere la vincitrice di un contest lanciato da una rivista. La vincitrice non piaceva affatto a Lewis (ha la faccia che sembra un sacco pieno di vermi..) che aveva paura gliela avrebbero imposta, piaceva invece al produttore Tom Dowd tanto che l’amico Friedman alla manifesta preoccupazione di Lewis gli avrebbe risposto: “non preoccuparti vedrai che la ragazza passerà la settimana di riprese rinchiusa nella stanza di hotel di Tom”. E così fu e il film fu girato con Sharon Matt.

Anche se si tratta di un film in costume (anche se i costumi non vengono indossati per molto tempo dagli attori…) c’è posto per un ottimo product placement. Infatti nella casa dove si svolge la vita dei due fratelli è onnipresente una cucina Monarch, marca tuttora attiva come costruttrice di fornelli e barbecue.

Stefano barbacini

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