CHARLOTTE ET VERONIQUE, ou tous les garcons s’appellent Patrick – J.L.Godard (1959)
A parte due corti autoprodotti, un documentario sulla lavorazione della diga svizzera presso la quale il regista lavorava come contabile e uno di fiction di una decina di minuti tratto da un racconto di de Maupassant (Une femme coquette), il primo vero corto professionale di Jean Luc Godard è “Charlotte et Veronique ou tous les garçons s’appellent Patrick”, prodotto dalla ‘Les films de la Pleiade di Pierre Braunberger pigmalione dei “giovani turchi” (i nuovi critici cinematografici che hanno dato vita ai Cahiers du Cinema) intenzionati a passare dallo scrivere di cinema alla pratica della settima arte.
Con Rohmer alla sceneggiatura l’opera è diretta dal giovane Godard con piglio rinnovatore (i critici dei Cahiers sono noti per aver demolito prima a parole poi con i fatti -la Nouvelle vague- lo stantio “cinema de papa” di parecchi degli affermati registi francesi delle precedenti generazioni) e freschezza non scevra da ingenuità.
Il cortometraggio racconta di due studentesse parigine che incontrano separatamente e casualmente, a distanza di pochi minuti, lo stesso ragazzo (Jean Claude Brialy) che le circuisce per strappare loro un appuntamento. La cosa riesce con entrambe, una per l’indomani, l’altra per il giorno dopo.
Tornate nel loro appartamento le due si raccontano il proprio incontro pensando di parlare di due differenti ragazzi con lo stesso nome arrivando alla spiritosa conclusione che “tutti i ragazzi si chiamano Patrick!”.
Il mattino dopo davanti ad un edicola incontrano Patrick con una terza ragazza e, capito che avevano dato appuntamento allo stesso ragazzo, scrollando le spalle pianificano di uscire tra sole ragazze le due serate seguenti.
Dialoghi e situazione molto rohmeriani ma sviluppo decisamente godardiano (infatti Rohmer non fu molto contento di come fu trattata la sua sceneggiatura) con inquadrature insolite, montaggio rapido e velocizzazione dello scorrimento della pellicola tipo comiche.
Il corto fu ottimamente accolto dal pubblico incassando parecchio e fu esaltato da Truffaut (che arrivò a paragonarlo agli esordi di Vigo e a presentarlo come opera fondamentale per il rinnovamento del cinema francese). Bisogna dire che il gruppo dei Cahiers tendeva a solidarizzare tra i propri elementi e quindi ad essere piuttosto portato a esagerare le lodi tra le opere degli appartenenti al gruppo stesso, almeno nei primi tempi.
Il corto è principalmente godardiano per la quantità di riferimenti letterari e cinematografici inseriti nell’inquadratura, così una delle studentesse legge l’Estetica di Hegel, un poster di James Dean con la frase di lancio del film “Gioventù bruciata” giganteggia sulle pareti dell’appartamento assieme ad uno di una mostra di Picasso, i CAHIERS DU CINEMA e ARTS (un numero speciale sfogliato da un avventore del bar in cui si incontrano i ragazzi riporta il titolo “Il cinema francese crepa sotto false leggende” da un famoso articolo di Truffaut) sono ben presenti nella pellicola così come la disputa se comprare PARIS PRESSE o FRANCE SOIR.
Però assieme a questo “product placement” artistico che sarà presente in tutta l’opera successiva di Godard, abbiamo anche l’apparizione e la citazione di brand più commerciali. In un dialogo Brialy paventa l’arrivo di un fidanzato di Charlotte sicuramente su di una MERCEDES 300, al bar Veronique ordina una COCA COLA (“ma è demodé!...”) e nel bagno di casa appare in bella evidenza l’etichetta del dentifricio COLGATE.