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CINEMA
28 Giugno 2012 - 20:30

BARBA E DINTORNI

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Godard e la pubblicità (9)
BARBA E DINTORNI

LES CARABINIERS (1963) – Jean Luc Godard

Continua inesauribile il girovagare godardiano tra i generi cinematografici. Il regista entra nelle sintassi tradizionali che appartengono allo specifico filmico del genere e le fa esplodere.

Stavolta, approfittando dell’incontro ravvicinato con Rossellini (che per altro prende le distanze dal linguaggio godardiano) chiede di poter filmare una commedia del drammaturgo italiano Beniamino Joppolo passata poi sotto la penna rosselliniana per essere trasposta in film.

E’ così che a modo tutto suo JLG affronta un nuovo argomento, la guerra. Infatti la vicenda narra di un conflitto scoppiato in Europa in un paese indefinito in cui il Re invia i carabinieri per mobilitare la popolazione.

Ulisse e Michelangelo, due rozzi contadini, vengono contattati e convinti ad arruolarsi. Dopo le prime obiezioni (la guerra non è divertente!) si lasciano convincere per le promesse dei carabinieri: - al contrario, la guerra permette razzie, si possono costringere le donne a spogliarsi, si può uccidere, mangiare cioccolato, impadronirsi di diamanti, ALFA ROMEO, ROLLS ROYCE, MASERATI, si possono bruciare le gambe dei nemici e tante altre (belle) cose.

Facendo leva sugli istinti primari degli uomini insomma.

Il peregrinare dei nostri due degni dei protagonisti de “La grande guerra” ma più primordiali e senza scrupoli morali viene seguito dal regista partendo da un neorealismo alla “Sciuscià” ma più sporco e, visivamente, cercando di riprodurre l’elementarità del bianco e nero periodo cinema muto.

Il lavoro sull’immagine è decisamente cinefilo mentre del tutto anarchico e contro la guerra è lo svolgimento narrativo. Godard non propone mai scene di battaglia, la vera guerra resta nelle parole che i due carabinieri scrivono alle donne restate a casa inviandole delle cartoline mentre allo spettatore vengono propinate scene di fucilazioni nei boschi, sottomissioni di donne, omicidi sommari. Come dice Godard sono sempre le stesse parole da usare quando si parla di guerra: cadaveri, decomposizione, marciume, morte ecc. Non c’è vittoria, ci sono solo bandiere e uomini che muoiono.

Non vi è nessuna concessione ad onore e gloria: - ordine e metodo, lo diceva il nostro ufficiale. E’ morto con queste parole in bocca.

Il ritorno dei nostri due disperati non è dei più memorabili, ciò che riportano alle donne sono solo innumerevoli cartoline che illustrano monumenti e luoghi visitati. Nessuna ricchezza, solo inutili medaglie e, essendo passati dalla parte dei perdenti, ulteriori violenze nella resa dei conti con i vincitori e i voltagabbana. Sarà loro fatale: verranno giustiziati proprio dai loro reclutatori.

Ambientazioni del tutto nuove per Godard che abbandona Parigi per girare in campagna tra oche e galline e in mezzo a boschi con pioggia e fango dappertutto. Al massimo si incontrano anonimi palazzoni popolari.

Oltre alle solite citazioni cinefile (uno dei due carabinieri per la prima volta si reca al cinema e ha la stessa reazione dei primi spettatori del 1896 a “L'arrivé du train à la gare de la ciotat”) e all’amore per la fascinazione cinematografica (sempre lo stesso protagonista alla visione del “bagno di una donna di mondo” quando questa si spoglia cerca di entrare nello schermo strappandolo), alle solite citazioni letterarie (Majakovski) e agli immancabili giochi di parole (il fidanzato “mexicain” di una ragazza da messicano diventa con quasi la stessa pronuncia “mec-si-con” cioè “tipo talmente coglione”), comincia ad inserire anche nuovi elementi che si ripeteranno poi nel suo cinema a venire. Nel film si parla di Lenin e di proletariato internazionale (che diventeranno centrali nelle suo opere “politiche” tipo “La cinese”), utilizza immagini di repertorio (fondamentali quando passerà alla sua fase documentaria e cinefila), gioca con le fotografie e le cartoline in modo ripetitivo e da collezionista maniacale, comincia anche a girare scene in cui gli uomini manifestano il loro potere sulle donne dando ordini voyeuristici alle stesse sfruttando la posizione di superiorità data in questo caso dalle armi ma che poi diventerà ricatto sessuale, dominazione psicologica ecc. Il nostro comincia a doversi confrontare con le accuse di misoginia che lo colpiranno nel prossimo futuro.

Il film è oggetto del tutto non inquadrabile e intellettuale che lascia poco al piacere dello spettatore ed è accolto malissimo sia dalla platea che dalla critica. Il genio di Godard comincia ad irritare un po’ tutti.

E’ questo anche il film che finora contiene il product placement più esplicito. Infatti oltre alle citazioni di innumerevoli auto, di grandi magazzini come TIFFANY’S, BON MARCHE’, LA SAMARITAINE, GALERIES LAFAYETTE ecc. che possono essere semplici inserimenti di cultura capitalistica che il nostro si diverte a punzecchiare, vi sono vere e proprie situazioni in cui brand appaiono decisamente esibite. All’inizio una delle due contadine mangia in primo piano yogurth MARTINET, in casa ha una visibilissima confezione di detersivo OMO e al muro una pubblicità dell’aperitivo BYRRH!

Poi in una scena in cui si gioca (scena tipicamente godardiana) a vestirsi con pagine di giornale viene utilizzato MARIE CLAIRE per indossare reggiseni di carta ROSY PARIS e intimi RAOUL.

Stefano Barbacini

Les carabiniers

Regia: Jean-Luc Godard
Data di uscita: 01/01/1963
Cast:
Marino Mase
Brand:
Rolls-Royce

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