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CINEMA
28 Aprile 2026 - 17:13

DIARIO VISIVO (When nature strikes back! 9)

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Megalodon; Frankenfish; Creature del terrore
DIARIO VISIVO (When nature strikes back! 9)

Intanto che mi riguardavo i film di questo speciale, mi è capitato tra le mani Megalodon (2002), un prodotto direct-to-video di fantascienza che ha tutte le caratteristiche delle pellicole presentate qui ma con i moderni mezzi di espressione, ovvero l’utilizzo intensivo della CGI. Ambientato su una piattaforma che trivella le profondità dei mari, vede protagonisti i componenti della squadra di lavoro della stazione petrolifera più due giornalisti incaricati di un’inchiesta sui danni ecologici che questa attività può causare. Davanti al diniego del capo cantiere su eventuali danni all’ambiente alle eccezioni della bella Leighanne Littrel, arriva una clamorosa smentita quando un enorme megalodonte, un animale preistorico progenitore dello squalo bianco, ma di dimensioni decisamente maggiori, viene liberato dalle profondità in cui languiva da… 65 milioni di anni… Evidentemente affamatissimo comincia a nutrirsi dei nostri malcapitati. Ecovengeance a tutti gli effetti anche se il film non va al di là di uno stile televisivo e solo a metà comincia a dare qualche sintomo di interesse. La prima parte è una specie di Abyss senza budget che fatica a carburare. Sorprendente come Davide Pulici vi trovi qualcosa di buono su Nocturno n. 41 del dicembre 2005 (ma i gusti sono gusti…): “Gli attori in parte (soprattutto Leighanne Littrel e Robin Sachs), l’ambientazione claustrofobica, il fatto che la suspense non sia del tutto un convitato di pietra e il poco consolatorio finale, depongono per una più che ampia sufficienza”. Non sono particolarmente d’accordo i 2268 spettatori che hanno espresso il loro voto su Imdb con una media sotto il 3. (voto 5) Solo una citazione per BMW, una telecamera Sony e una tuta Adidas tra il possibile product placement del film.

Se Megadolon delude per il suo approccio televisivo e standardizzato, Frankenfish del 2004, del regista di Spawn Mark Dippé (più che altro creatore di effetti speciali) diverte per il suo lato exploitation. Lasciamo perdere una trama sconclusionata e piena di cose già sentite nel genere (uno scienziato senza scrupoli crea una mutazione genetica su alcuni snakeheads, pesci già di per sé voraci predatori ed ora diventati giganteschi, capaci di vivere tre giorni anche fuori dall’acqua; l’esperimento, che non ha alcun senso anche se un tentativo di spiegazione cerca di darla Thomas Arana, porta ad un macello generale in questo ennesimo sottoprodotto squalesco), ma piacciono l’ambientazione nelle paludi del profondo sud dell’Alabama, le “case viaggianti” devastate dal gigantesco pesce, gli effetti di animatronic veramente ben fatti, le splatterose fini delle vittime, i nudi del tutto gratuiti… insomma l’amore per un cinema di serie B per ragazzacci ingordi è evidente, il risultato decente. (voto 6-) Fiumi di Corona scorrono nelle paludi, e il product placement si completa con marche nautiche, Mercury e Alumacraft.

Si vede che nel 2004 gli snakeheads andavano di moda dato che un altro film di quell’anno, Creature del terrore (Snakehead terror, 2004) li vede protagonisti. In un lago di una cittadina turistica per pescatori, alcuni speculatori locali, per incrementare l’attività del luogo, buttano sostanze per aumentare la crescita dei pesci ottenendo il risultato di aumentare enormemente di volume gli Snakehead che, come sappiamo vivono anche fuori dall’acqua (anche se questi pare solo per due ore e non tre giorni come i precedenti). Soliti massacri di umani e solito eroe locale accompagnato da un’insolita scienziata (visto che è a sorpresa Carol Alt) sgomineranno i pescioni. Il film è un prodotto televisivo diretto da Paul Ziller piuttosto piatto in cui si salvano solo gli effetti speciali che ricostruiscono degli snakehead non male. (Voto 5) Ford, Jeep, Coca Cola nel product placement.

STEFANO BARBACINI

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