La semplicità complessa del cinema di Aki Kaurismaki ricorda quella di Edward Hopper, con i suoi colorati frame di vita quotidiana che racchiudevano un senso di vuoto e di solitudine, di crisi esistenziale e di spaesamento.
In Foglie al vento, il suo film più recente, la solitudine è il principale argomento del film. E’ sola la commessa di supermercato Ansa, ha un’amica è vero, ma principalmente il suo modus vivendi non contempla un’altra persona tanto è vero che per invitare qualcuno a cena deve comprarsi un piatto e delle posate di cui lei non ha mai avuto bisogno. E’ altrettanto solo Holappa, operaio che rigetta gli altri, anche chi cerca di coinvolgerlo in serate karaoke e di pseudo-divertimento sociale, preferendo fumare e, soprattutto, ubriacarsi, conscio di abbreviarsi la vita non certo felice. Quando i due si incontrano non scattano lampi di passione, ma solo un tentativo di avvicinarsi a qualcuno che si riconosce simile a sé stessi.
La modalità di raccontare le due anime perse non è certo letteraria da parte di Kaurismaki, ma poetico-impressionista come tutto il suo cinema. Giornate che scorrono tra lavoro, cibi riscaldati, bottiglie svuotate, poche parole scambiate, canzoni rock, ballate tristi. Piccoli quadretti di vita (come i frame dipinti da Hopper appunto) che scorrono passando attraverso ai problemi sociali e addirittura mondiali (da una radio giungono le notizie della guerra russo-ucraina e presagi funesti per la Finlandia). Il mondo del lavoro in cui non vi è umanità, in cui si licenzia senza troppi scrupoli e si passa da un impiego all’altro, sempre meno gratificante e sempre più alienante. Il rifugio in sé stessi, il problema dell’alcolismo (il padre e il fratello di Ansa sono morti a causa del bere e la madre di crepacuore per questo), la difficoltà di avvicinarsi agli altri.
Poi il destino beffardo cala la sua mannaia a tagliare i già esili fili di un rapporto che i due vorrebbero avere, prima la perdita casuale del numero di telefono, poi l’incomprensione tra i due e la riconciliazione che viene fermata da un incidente quasi mortale di lui. Alla fine chaplinianamente finalmente il (ri)congiungimento, lui, lei e un cane randagio si allontanano verso un orizzonte che chissà se sarà veramente migliore. Vite fragili come foglie al vento.
Kaurismaki è un poeta minimalista con venature rock, un pittore dell’animo umano che usa ironia e desolazione come altri userebbero dialoghi infiniti e vicende contorte. Il suo cinema è coerente a sé stesso e al mondo, quello proletario, quello delle anime perdute. (voto 7)
Nel supermercato dove lavora Ansa spicca Coca Cola mentre lei si scalda i miseri pasti (cibi scaduti sottratti al lavoro) in un microonde Siemens. Al lavoro di Holappa si usa un muletto Hyster e caschetti anticaduta Petzl. Product placement anche per HP e per la radio (da cui le notizie sulla guerra) Philips.