Su Mymovies altra opera selezionata dal Torino Underground Festival, Philophobia del suddito della regina d'Inghilterra Guy Davies.
Classico film ambientato nelle scuole, inglesi o americane poco cambia, la differenza tra le due nazioni la fa solo probabilmente la maggior attenzione "letteraria", con tutte le tipologie adolescenziali canoniche. Abbiamo il protagonista che è brillante e ha un futuro davanti, gli amici cazzoni tra cui lo sfigato che fa ridere tutti e quello che ha problemi famigliari, abbiamo il bullo stronzo che terrorizza gli altri e abbiamo la ragazza di cui il ragazzo brillante è innamorato fin dall'infanzia ma che come al solito preferisce lo stronzo. Abbiamo anche il professore illuminato che si prende cura dei tormenti del protagonista. Abbiamo gli scherzi, il dramma sfiorato, l'altra che si propone ma che lui non considera... insomma nulla di nuovo. La bella ha due occhi a cui non si può resistere (e il resto non è peggio...) ma sniffa coca e si lascia sottomettere alla violenza del suo ragazzo. Ma è anche un tantino bipolare e si ingelosisce appena il bravo ragazzo pare interessarsi ad un'altra e le concede un orgasmo volante facendogli credere un mondo diverso... Poi però torna sulle sue e lui rischia di buttare anni di studi perchè non si gioca con la mente degli innamorati... Poi l'ambientanzione, il solito paesino di provincia da cui tutti vogliono scappare ma solo i migliori potranno farlo, la natura protagonista con cervi metaforici compresi.
Ogni sequenza di questo film ti dà quel tipico senso di già visto che nonostante non sia girato male rovina il mood. Il giovane regista non ha il coraggio di portare agli estremi nulla. Stendiamo un velo pietoso sui due momenti comici, quello in cui lo sfigato vuol allungare agli amici un fucile senza farsi vedere dalla madre e quello del mega-scherzo di fine anno, fanno sembrare divertenti le trovate dei vari Maial college & Co. e quando nel finale lei pronuncia l'atteso "ho sempre voluto te" le budella ci si arrovellano.
Si cerca originalità in un finale tra l'onirico e il drammatico che potrebbe ribaltare quanto creduto fino ad ora o forse no. Si salva quel misto di amicizia e tristezza cementati da innumerevoli canne (queste si controcorrente...).
Il product placement si basa su una varia quantità di brand automobilistiche (su cui spicca la Land Rover) e di birre.