Con l’industrializzazione e la concentrazione della popolazione verso le grandi città, comincia tra ‘800 e inizi ‘900 a presentarsi il problema tra gli individui della frustrazione personale. Il tempo libero aumenta così come il benessere e i piccolo-borghesi e i benestanti cominciano a conoscere la depressione, la noia del vivere. E’ questo un argomento che è pane per i denti dei registi impressionisti di inizio secolo e se il focus deve essere centrato sulla componente femminile del nucleo famigliare (fino a d’ora non presa in considerazione) non poteva che essere, nel 1923, Germaine Dulac a licenziare quello che viene considerato come il primo film femminista nel cinema.
Germaine Dulac fu poetessa, femminista, regista, critica culturale, amica di Delluc e attiva nel circolo artistico avanguardistico. Di lei sono da ricordare La fete espagnole su sceneggiatura di Delluc, La coquille et le clergyman, pietra miliare dell’avanguardia degli anni venti e, appunto, questo La souriante Madame Beudet, mediometraggio che affronta la condizione femminile.
Utilizzando ironia, grottesco e trucchi avanguardistici (sia della prima avanguardia, quella degli impressionisti, che avvisaglie di quella più “hard” successiva dei surrealisti) la Dulac racconta la frustrazione di una donna di provincia, moglie di un grasso e rozzo proprietario di un negozio di tessuti, infelice e depressa che sogna avventure sportive e una vita lontana dal paesino e dalla sua condizione opprimente di donna costretta tra le mura domestiche. Il marito non capisce nulla della moglie e si fa grasse risate con uno scherzo idiota, quando è in contrasto con lei simula il suicidio mettendosi la pistola alla tempia e poi sparando senza proiettile. Proprio questo “scherzo” diventerà espediente diegetico per far entrare il dramma nel film, infatti la donna esasperate e preda ad incubi ad occhi aperti davanti allo specchio, decide di inserire la pallottola nella pistola sperando che lo scherzo diventi realtà. Si rischia quindi la tragedia ma non solo il marito non si sparerà ma cercherà di sparare a lei pensando che la pistola non sia armata. Non succederà nulla (la donna verrà mancata dalla pallottola) e il dramma finale sarà quello del ripristino dello status quo con i coniugi che camminano insieme per le desolate strade del borgo di provincia.
Quando la protagonista sfoglia giornali sportivi e di moda sognando il gran mondo e avventure nel deserto, guarderà con desiderio un auto SIZAIRE-BERWICK, decisamente product placement del film.