Un regista che nel periodo in esame in questo speciale solitamente non è citato per le suo opere mute (mentre invece diventerà uno dei registi “classici” del cinema francese dopo il sonoro) è Julien Duvivier, almeno fino a questa eccellente riduzione di Poil de carotte il romanzo di Jules Renard che tante trasposizioni sullo schermo avrà negli anni successivi.
Dato come film che anticipa il realismo poetico o il neorealismo, in realtà se è vero che si sbarazza dell’enfasi teatrale del primo cinema ottenendo un’interpretazione moderna, è sull’eccesso e sul grottesco che il regista dà il meglio.
Il film è infatti principalmente un’impietosa critica alla meschinità piccolo borghese rappresentando la famiglia di un proprietario terriero che ha una moglie baffuta interpretata da una Charlotte Barbier che riesce a farla diventare una delle peggiori megere mai viste su uno schermo cinematografico. La donna adora i suoi due primi figli (un ragazzo imbecille che si lascia irretire da una cantante-avventuriera e che ruberà gli averi al padre per fuggire con lei e una ragazza cinica e cattiva) mentre bistratta e sevizia l’ultimo suo nato (non voluto), François detto Pel di carota perché rosso di capelli e lentigginoso. Quale cenerentolo che trova la sua fata in una serva neoassunta dalla famiglia, continuamente picchiato e incolpato a sproposito di tutto sotto gli occhi del padre che non capisce anche se alla fine lo salverà, sarà talmente esasperato da arrivare a tentare il suicidio.
Duvivier evita quasi del tutto il pietismo che una tal storia potrebbe naturalmente portare con sé concentrandosi sui volti terribili di comari che fanno del pettegolezzo e del godimento dei malanni altrui la loro vita, utilizzando la sovrapposizione e la moltiplicazione dei soggetti sullo schermo per manifestare pensieri e psicologie (ormai nella seconda parte degli anni venti i migliori registi riescono con la tecnica e l’inventiva a sopperire totalmente alla mancanza della parola, capacità che impiegherà qualche anno per venire recuperata dopo l’avvento del sonoro), concentrandosi in meravigliose riprese nella natura (le Alpi francesi), ed esaltandosi nella descrizione dei bar fumosi e peccaminosi e della fiera di paese (una delle ambientazioni che rappresentano un must del cinema francese muto).
Per il film inoltre Duvivier scova due interpreti perfetti, Henry Krauss padre imponente fisicamente quanto pusillanime interiormente e André Heuzé che rimarrà insuperato per realismo nel dar volto a Pel di Carota.
“La famiglia, riunione di persone che non si possono sopportare” scriveva Renard e Duvivier gli fa un ottimo servizio per esplicarne il senso.
Si inizia con una scena in cui sullo sfondo si vede una pubblicità del VIANDOX (prodotto della Knorr, una specie di brodo di carne in bottiglia…) e poi alcuni manifesti di spettacoli si intravvedono sui muri del café-theatre dove il fratello di Pel di Carota si innamora della cantante. Il product placement è tutto qui.