Da ciò che si arguisce dal bell’esordio della giovane regista Norika Sefa, Looking for Venera, il Kossovo è uscito dalla lunga guerra balcanica con lacerazioni (il ricordo degli uomini morti in guerra), chiusure nelle proprie tradizioni da parte degli uomini rimasti (che conducono la società e la famiglia in modo patriarcale) e difficoltà da parte delle donne ad avere una speranza di vita “moderna”. Il mondo e la contemporaneità restano fuori, al di là di quel metaforico tunnel nero e pauroso che bisogna attraversare per arrivare al piccolo paese in cui il film è ambientato.
Le giovani come la protagonista Venera fanno fatica a liberarsi di questi retaggi per quanto siano continuamente costrette a giustificare sempre dove vanno e a chiedere il permesso anche solo per andare ad una festa (“sì ma alle dieci a casa e guai a te se sento puzza di alcol”). Quando la nostra incontra l’amica Dorina intenta a far sesso seminascosta dagli alberi di un bosco, le si apre un mondo, quello della sessualità e dell’indipendenza dalle regole famigliari, che ostinatamente seppur in silenzio e senza l’esuberanza di Dorina, è decisa ad esplorare contro parenti e convenzioni.
Seppur il film sia il “solito” racconto di formazione in una società ostile alle donne non rischia di restare solo un film a tema perché la grazia con cui la regista ci presenta situazioni, storie e personaggi (per lo più interpretati da non professionisti particolarmente realistici nel metter in scena praticamente le loro esperienze) e l’ottima, calda, fotografia del capace Luis Armando Arteaga (collaboratore di Bustamante e Lolli, due tra i più interessanti nuovi registi sudamericani) ci rendono la visione un piacere minimalista che va al di là dell’importanza dell’argomento. A esempio è interessante come la Sefa non scelga la macchina a mano sempre a ridosso della protagonista come in altri film dello stesso genere ma invece tenda a riprendere dettagli apparentemente secondari addirittura a volte escludendo o tagliando il volto dei personaggi. Una visione particolare e straniante come lo è per noi entrare in una microrealtà periferica quasi fuori dal tempo.
Product placement nullo, solo qualche brand intravista in modo parziale sullo sfondo non certo cercata (Coca Cola).