L’IMMORALITA’ – Massimo Pirri (1978)
L’inizio è shock. Un uomo scava una buca nel terreno e vi adagia il corpo inerme di una bambina tumefatta. Poi la seppellisce e si allontana su un furgone della Slim, lavaggio moquette (probabilmente un fake brand).
Capiamo subito che si tratta di pedofilo assassino ed infatti segue scontro con la polizia che è sulle sue tracce. Il “mostro” seppur ferito riesce a fuggire e a nascondersi in un fienile. Qui diventa oggetto di attenzione di una famigliola così composta. Marito infermo e ricco con chiare difficoltà esistenziali. Moglie che si autodefinisce “mantenuta” e che architetta di irretire sessualmente il nuovo arrivato per sfruttarne le abilità di assassino per far fuori il marito ingombrante. Figlia dodicenne (!!) che venuta a conoscenza della predilezione dell’uomo in fuga per le bambine, invece di fuggire inorridita, gli si concede facendosi vedere nuda nella vasca da bagno tra le schiume del BADEDAS.
Atmosfera malsana, sessualità repressa, violenza famigliare, calcolo economico. Tipiche situazioni del thriller erotico italiano degli anni ’70, tipiche situazioni della cronaca italiana dei giorni nostri…
Perché un film di genere (stiamo parlando di opera di Massimo Pirri non di Visconti o Fellini, ma neppure di Di Leo…) riesce a prenderci per la sua durata nel suo vortice di avvenimenti “immorali” come difficilmente ci succede nel cinema italiano odierno? Perché una non giovanissima Lisa Gastoni riesce a intorbidirci i pensieri nonostante il fisico da matrona e non da plasticata playmate? Perché si riesce a trattare un argomento come la pedofilia (con tanto di rapporto sessuale esibito tra il violentatore e l’accondiscendente ragazzina interpretata da una Karin Trentephol minorenne sul serio) senza falsi moralismi e senza che il regista rischi la galera come succederebbe invece oggi? Perché il cinema degli anni settanta aveva così tanto da mostrare anche nelle opere di secondo piano?
Domande retoriche, il va sans dire…
Nota finale per una brand storica del cinema di genere italiano, il PUNT & MES appoggiato sul como’ della Gastoni.