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CINEMA
26 Febbraio 2017 - 16:32

DIARIO VISIVO (Stuart Gordon)

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Edmond (Stuart Gordon, USA, 2005)
DIARIO VISIVO (Stuart Gordon)

Semplicemente Edmond. Un uomo qualunque che abita in un condominio-alveare assieme alla moglie per cui non prova più nulla e fa un lavoro di impiegato che non gli piace. Un uomo che “vive una vita che non gli appartiene” come gli dice la vecchia indovina che gli fa le carte. Edmond che rientra a casa e di fronte all’ennesimo problema quotidiano e alle lamentele della moglie decide di andarsene. Dove? Via di qui per sempre alla ricerca di un’altra vita.

Finisce in un bar dove incontra Joe Mantegna che filosofeggia sulla crisi di mezza età. Filosofia spicciola in cui sostiene quali sono gli obiettivi di chi vuole fuggire dalla propria vita: “Fica. Potere. Soldi. Avventura. E religione. Nient’altro, poi l’autodistruzione”.

Edmond pare cercare principalmente la prima (anche se avere in casa una disponibile Rebecca Pidgeon non dovrebbe rendere così disperati in tal senso…). Vaga per locali lapdance, night club e bordelli riuscendo a litigare con Denise Richards perché il costo dei drink è troppo elevato, con la disinibitissima cinesina Bai Ling perché esige il resto di venti dollari e con Mena Suvari per il costo della prestazione… incontentabile a dir poco! Lo scarso adattamento alla via puttanesca per una nuova vita gli causa prima un pestaggio da parte di due furfanti che lo derubano, poi l’incontro con un pappone nero che, goccia che fa traboccare il vaso, quando lo minaccia con un coltello causa una ribellione in Edmond che lo massacra di botte. Finalmente il nostro ex-travet si sente un altro uomo, acquisisce sicurezza e conquista in un locale la barista Julia Stiles (semplicemente irretendola con la parlantina e chiedendole di andare a letto con lui… fosse così facile…). Dopo “essersela fatta” si sente onnipotente e comincia a sproloquiare cercando un’empatia con la ragazza che invece comincia a vedere in lui quello che veramente è diventato: un fuori di testa armato di coltello e pericoloso. Comincia a urlare chiedendo aiuto e Edmond… la affetta con profluvio di schizzi di sangue.

E’ questa la nuova vita? Liberarsi dalle regole morali, sentirsi onnipotenti, “uscire dalla palude intellettuale in cui siamo immersi” e decidere della vita altrui? Ma soprattutto esiste una vita altra, migliore, libera, dove tutto è concesso o stiamo solo “imbrogliando noi stessi”?

Fatto sta che il nostro dopo un peregrinare “coeniano” si ritrova con indosso la tuta arancione delle carceri americane dove deve scontare le proprie pene. Sodomizzato e schivizzato da un grosso nero con cui condivide la cella troverà in lui un appoggio, una comprensione, l’affetto che lo farà sentire meno solo…

Grottesco e disperato il film di Stuart Gordon (che dall’horror gotico passa all’horror vacui e non si appoggia più agli amati Poe e Lovercraft ma all’autore di teatro con la “T” maiuscola David Mamet) è un’impietosa analisi del cul de sac che è la vita dell’uomo medio americano (e non solo). Il protagonista ha il volto adatto da cane bastonato di William H. Macy, uno di quei grandi attori hollywoodiani meravigliosi e “antidivi”. Contornato da quello splendido gruppo di attrici che abbiamo citato (ma vi è anche Mena Suvari, matrona di un bordello) e che ci fa desiderare, se inferno deve esserci, che sia popolato di tali angeli caduti…

Edmond vestito da BROOKS BROTHERS lavora per la fantomatica Stearns & Harrington e alloggia durante la fuga al Rosslyn hotel (a New York esiste ma non penso sia proprio quello). Se le ultime due sono brand probabilmente fittizie sicuro product placement sono invece il whisky MAKER’S MARK, la AMERICAN EXPRESS e le sigarette CAMEL.

STEFANO BARBACINI

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