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CINEMA
25 Novembre 2020 - 14:57

MURAD E BOTOX, ANCHE IN IRAN NON SI VUOLE INVECCHIARE

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Botox (Kaveh Mazaheri, Nigeria, 2020)
MURAD E BOTOX, ANCHE IN IRAN NON SI VUOLE INVECCHIARE

Siamo nella periferia di Teheran dove una famiglia formata da un fratello e tre sorelle cercano di migliorare la loro esistenza grama. L’uomo ha lavori saltuari, la maggiore delle sorelle è autistica e l’altra è l’unica ad avere un lavoro fisso: fa iniezioni di botox presso una clinica di bellezza.

Viene loro proposto da un parente di iniziare un’attività pericolosa ma redditizia, coltivare e vendere funghi “magici”. Il fratello non è d’accordo mentre la sorella più giovane vorrebbe farlo. Ma si sa è l’uomo che decide ancora in Iran... E’ così che lei approfittando di un momento di arrabbiatura della sorella disabile (il fratello la irride e lei lo scaraventa giù dal tetto!) coglie l’occasione per “finire” il fratello, in condizioni già gravi per la caduta, e prendere così in mano la gestione economica della famiglia. Non ha fatto i conti però dell’incognita rappresentata dall’umorale sorella…

Con un racconto straniante fatto di lunghe carrellate e tempi rallentati, il regista iraniano Kaveh Mazaheri presenta in concorso al Torino Film Festival 2020 un noir umanitario un po’ alla Kaurismaki illustrandoci una condizione di povera gente che cerca di sopravvivere e in nome di quello perde di vista i valori umani.

Azar, la sorella-infermiera, ha tutti i giorni davanti agli occhi la “vanità” rappresentata da ricche signore che spendono soldi per migliorare il loro aspetto mentre lei è costretta ad una vita di secondo piano e cerca di trovare uno sbocco alla felicità con la nuova attività anche se illegale. La sorella Akram che rischia di farle saltare i piani ha una visione del mondo del tutto alterata dalla malattia e non sintonizzata con gli eventi reali, questo fa sì, sembra mostrarci Mazaheri, che l’unica vera libertà si possa trovare all’interno del mondo costruito dalla sua mente.

Bravi gli interpreti, splendidi gli scenari dell’aspro panorama persiano.

Stefano barbacini

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