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CINEMA
25 Febbraio 2011 - 09:02

DYS SILENT

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Vedi Napule e po' mori
DYS SILENT

VEDI NAPULE E PO’ MORI – Eugenio Perego (1924)

 

Boccoloni neri acconciati alla moda del tempo, grandi occhi vivaci, fisico pienotto da popolana e spigliata naturalezza recitativa. Così ci appare Leda Gys (al secolo Giselda Lombardi) diva del muto e madre del produttore cinematografico patron della Titanus Goffredo Lombardo (all’epoca aveva quattro anni). La Gys si differenzia dalle glamorouses ladies italiane del tempo (Pina Menichelli, Francesca Bertini, Lyda Borelli) per una semplicità interpretativa, anche umoristica, mai alla ricerca dell’effetto fascinoso, praticamente una precorritrice di Anna Magnani.

Interpreta qui la figlia di un pescatore napoletano (lei era romana ma i suoi tratti mediterranei sono credibilissimi per la parte) che verrà notata da un regista cinematografico americano intento a girare un film ambientato a Napoli e che la porterà con se’ a Hollywood e la farà diventare famosa. I due si innamorano ma in America la nostra incontra un conterraneo emigrato da tempo di cui diventerà amica e da cui prenderà lezioni di inglese. Ne nascerà un fraintendimento (il regista pensa che i due abbiano una tresca) che spezzerà il legame tra gli amanti. Pupatella (è questo il nome del personaggio della Gys) se ne torna a Napoli malata d’amore ma l’intervento dell’amico italoamericano a suo favore verso Billy, il regista, porterà ad un ricongiungimento della coppia proprio nella bella città partenopea. Una storia d’amore con lieto fine di una semplicità eccessiva che è mera scusa per mostrarci le bellezze di Napoli e trasformare il film in un semidocumentario che omaggia la città.

Il porto con lo sfondo di Capodimonte e del Vesuvio, il Maschio Angioino, il Golfo sono tante cartoline cinematografiche che il regista Eugenio Perego (ha diretto ben sette volte la Gys in un forte sodalizio artistico) ha girato in plein air sul posto. Ma la macchina da presa si aggira anche curiosa dentro le case di quartiere, i vicoli popolari tra gli scugnizzi e le cartacce, sul lungomare, tra le strade acciottolate percorse dalle carrozze (indugiando nel realismo di un’immagine che mostra lo sterco lasciato dai cavalli) fino ad immergersi nel finale in mezzo ai vicoli dove esplode la festa di Carnevale tra carri, stelle filanti e coriandoli.

Un film curioso, una docufiction anomala che trova anche il tempo (il film è piuttosto corto, un’oretta scarsa) per mostrarci la partenza della nave degli emigranti per gli Stati Uniti, la nave è una delle più famose dell’epoca, la TUSCANIA GLASGOW, mitico mezzo utilizzato dagli italiani per andare a cercare fortuna nel nuovo mondo, con anche riprese da poppa ad improvvisare un carrello in allontanamento dalle coste napoletane. Un quadro d’epoca praticamente in presa diretta.

Oltre alla pubblicità delle “crociere” Tuscania, abbiamo anche un interessante primo piano di un libretto di risparmio delle POSTE ITALIANE in cui il pescatore, padre di Pupatella, tiene i risparmi di una vita conservati per la figlia.

Stefano Barbacini

Vedi Napoli e poi muori

Regia: Eugenio Perego
Data di uscita: 01/01/1924
Location: Napoli
Cast:
Nino Taranto

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