Se otto splendide donne si mettono in mente di rubare una collana di Cartier del valore di 150 milioni diventano simpatiche a tutti e gli spettatori immancabilmente fanno il tifo per loro. Naturalmente nella vita reale se il furto fosse comminato da gentaglia brutta e cattiva si parlerebbe di forca e taglio delle mani e tutti sarebbero contro di loro ma si sa, il cinema è bello proprio per questo, perché è finzione.
In particolare il cinema hollywoodiano questo è, la fabbrica di sogni in cui la morale vacilla a seconda del pensar comune ed evidentemente dell’aspetto fisico (o dell’atteggiamento marpione come quello dei “furbi” della commedia all’italiana). Allo spettatore, giustamente, è chiesto solo di divertirsi e non pensare troppo, sicuri che la sua intelligenza sarà in grado di separare le cose.
E allora divertiamoci (moderatamente) di fronte all’ennesima truffa escogitata nei minimi dettagli da Sandra Bullock, sorella di quel Danny Ocean che ha dato il via alla trilogia di Ocean di cui il presente titolo è spin-off tutto al femminile (Danny è, nonostante si supponga morto, il nono componente della banda anche se solo come ombra che aleggia sul film). La sceneggiatura perfetta nei dettagli, nella suspense, nella catarsi della vendetta e anche nell’inevitabile switch finale non ha nulla di originale e, d’altronde, è esattamente quello che il pubblico voleva ed ha avuto. Per la parte femminile dell’audience l’intelligenza truffaldina delle donne ha la meglio stavolta sul machismo dell’altro sesso e non perde la capacità comunque di farle restare donne interessate al mondo della moda, della ricchezza e dei gioielli. Per la parte maschile chi non potrebbe adorare la bellezza della Bullock e della Hathaway, l’androginia affascinante della Blanchett e l’esuberanza fisica di Rihanna?
Tutto a posto quindi, perfetta scatola da spettacolo che rispetta tutte le regole di Hollywood di cui Gary Ross, dopo il promettente Pleasantville, suo esordio alla regia, è rispettoso esecutore e redditizio sceneggiatore e regista. Peccato per il mancato sviluppo nella trama del personaggio più riuscito del film, John Frazier, disincantato detective assicurativo che avrebbe meritato più spazio che non si poteva però togliere alle sfarzose dame.
Product placement praticamente di ogni tipo, ci limitiamo a citare Cartier, sicuramente la brand più celebrata, Apple con I-Phone e Mac, l’immancabile Coca Cola, Toyota e Mercedes tra le auto e Vogue bibbia della moda presente in svariate sequenze del film.