Ad oggi, nulla avevo visto del regista indipendente Tim Ritter, regista di “infamous” film come Creep, Alien Agenda endangered species, Zombarella’s house of whorrors, Eart girls are sleazy, e anche della serie di film Truth or dare che dal 1986 al 2017 ha visto nascere ben 5 capitoli. Sono horror quasi amatoriali di colui che qualcuno definisce come “il più talentuoso filmaker della Florida”. Ho comprato il dvd di Screaming for sanity (1998), il terzo capitolo della saga. Non conoscendo i primi due ho un po’ faticato a capire l’intreccio (un serial killer fuggito da un manicomio criminale ha ucciso la moglie e il figlioletto di tale Clive Stanley), oggi vediamo Clive uscire dall’ospedale per malattie mentali in cui è stato ricoverato dopo lo shock e questo nota che nel mondo di fuori il serial killer invece che esser stigmatizzato è esaltato tramite un sito che vende sue mirabilie e che altri personaggi che ruotavano intorno al criminale svolgono tranquillamente la loro vita. Spronato dal fantasma della moglie morta, Clive diventa un copycat del serial killer stesso e comincia ad ammazzare gente che ha avuto a che fare con l’omicida della moglie. Nella trama si inserisce anche un dottore cacciato dall’ospedale per non esser riuscito a controllare il serial killer (interpretato da Joel D. Wynkoop, una specie di leggenda del mondo cinematografico horror indipendente), il quale ha a sua volta incubi e allucinazioni. Scoprirà che tutto quel che sta succedendo ha dietro un demiurgo… Il tentativo di fare qualcosa che vada oltre il banale da parte di Tim Ritter (coadiuvato da un altro noto regista indipendente, Kevin J. Lindenmuth) è evidente. Cercare di rendere il marcio che vi è in una società in cui i serial killer diventano idoli, di stigmatizzare chi specula sopra le morti di persone innocenti, di indagare la follia, è presente nella trama e sarebbe potuto diventare in effetti qualcosa di interessante se non fosse stato realizzato con tanta pochezza di soldi ma anche di inventiva. Rivisti oggi questi film pre-2000 girati in video quando ancora questo dava immagini brutte e piatte (qualcuno ha scritto per questo tipo di operine “attenzione mamma ha preso in mano la videocamera!”) sono quasi inguardabili. Se aggiungiamo effetti di terrificante ingenuità (neanche negli anni ’50 si aveva questo livello) e una recitazione che… lasciamo perdere, abbiamo questo risultato non certo esaltante… (voto 5--) Ha buona visibilità il detersivo Comet, poi si vedono nel film una Coca Cola e un’auto Pontiac. Product placement forse solo per il detersivo, visto il budget.
Altro film di questo genere, ma leggermente meglio se non altro per la buona prestazione attoriale di Sasha Graham (che vista la vicinanza del personaggio probabilmente ha preso dalle proprie sensazioni), è Vicious Sweet (1997), di un altro regista indipendente americano di horror e thriller piuttosto prolifico soprattutto come produttore. “Tyler Phenix è una scream queen di B movie a cui non piace quello che fa, ma ha paura di fare un passo in avanti e diventare un’attrice di successo. Ha paura che il suo passato oscuro e squallido finirà per raggiungerla. Penso sia simbolico per un sacco di donne che hanno una bassa stima di sé stesse e hanno paura di avere successo perché sentono di non meritarlo…” ci dice la Graham in un’intervista alla rivista Draculina (rilasciata a Kevin Lindemuth sul n. 30). Questa sua indecisione sia professionale (ha la possibilità di fare il “grande salto” hollywoodiano) e personale (ha paura di accettare la domanda di matrimonio dell’uomo che ama) verrà sconfitta da una traumatica esperienza, quella di essere sequestrata da un fan fuori di testa che la lega ad un letto per giorni iniettandole droghe e torturandola psicologicamente. La reazione a questo la farà diventare una donna nuova, decisa e vendicativa. Il film è piuttosto noioso vino al 40’, fatto solo di dialoghi e brutte immagini (brutto video mal illuminato) ma ha un improvviso cambiamento quando vi sono inserti deliranti piuttosto fun, alternativamente in bianco e nero e colori brillanti, con la donna che immagina zombie che la rincorrono, mostriciattoli che la spiano, uno scheletro con un abito da monaco che la minaccia… In definitiva qualche momento di guilty pleasure ben esplicati dalla stessa Graham nella stessa intervista: “The visious sweet è un classico racconto di cosa piacerebbe agli uomini – rapire una donna e tenerla in ostaggio! Ah, ah… penso che ogni lettore di Draculina piacerebbe avere una storia così… ma parlando seriamente la bellezza della vicenda è che è più profondo di così – ci sono varie sequenze fantasy cool, qualcuna divertente, altre disturbanti. Penso che i fans si divertiranno”. (voto 5+) Una breve apparizione di un’insegna Coca Cola non penso possa esser considerato product placement in questo film no-budget.