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CINEMA
24 Giugno 2026 - 15:26

SPECIALE INSIDIOUS

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Insidious (James Wan, USA, 2010)
SPECIALE INSIDIOUS

La collaudata coppia James Wan (regia) e Leigh Whannell (sceneggiatura), dopo aver creato quel piccolo capolavoro di Saw (2004) ed aver realizzato Dead Silence (2007), nel 2010 pone le basi per un’altra saga horror.
Con Insidious completano la transizione dal puro body horror di cui l’enigmista è uno dei più degni rappresentanti del nuovo millennio e approfondiscono il tema dell’occulto toccato in Dead Silence, ancora legato all’inquietante mondo delle marionette.
Insidious narra le vicende della famiglia Lambert. Josh (Patrick Wilson, saga de The Conjuring) e Renai (Rose Byrne, Se solo potessi ti prenderei a calci) sono una giovane coppia sposata e genitori di tre figli. Dalton (Ty Simpkins, The Whale), il maggiore, a seguito di un incidente domestico entra in una sorta di coma che i medici non riescono a spiegare. Parallelamente, Renai inizia ad avere esperienze paranormali sempre più concrete e convince Josh a trasferirsi. Tuttavia, i fantasmi appaiono anche nella nuova abitazione. La coppia si rivolge ad una medium (Lin Shaye, Nightmare), la quale capirà che la calamita per i fantasmi non era la casa, ma il piccolo Dalton. Inizierà dunque un viaggio nell’ “Altrove”, dimensione parallela abitata dalle anime dei defunti in cui lo spirito del bambino è rimasto intrappolato.
Le premesse narrative di Insidious sono tanto semplici, quanto interessanti. Whannell si discosta subito dal clichè della casa infestata e impronta l’intero film sul tema dei viaggi astrali. Nonostante un impianto solido, Insidious si perde in una sceneggiatura dozzinale e pigra. La semina del colpo di scena finale è evidente fin dai primi minuti, mentre i personaggi spesso e volentieri agiscono in modo insensato -perfino per un film horror-. Fin troppo evidente il terzo atto, in cui Josh fa l’esatto contrario di quello che la medium gli dice. Sia chiaro, il problema non è la contradditorietà in sé. Anzi, sarebbe potuto essere uno spunto interessante da approfondire, dato che Josh è chiamato a fare i conti con il proprio passato e il ruolo di padre. La questione risiede nel fatto che questi passi falsi non comportino alcuna conseguenza. Josh non segue le indicazioni della medium, eppure la gitarella fra il nebbioso Altrove fila liscia (più o meno). Per fortuna di Whannell e dello spettatore, ci pensa Wan a metterci una pezza. È innegabile che in campo horror, Wan sia un bel manico. Insidious scorre bene e intrattiene a dovere. Registicamente è coinvolgente e in alcuni punti riesce a far accelerare il cuore di qualche battito. Non arriverei a definirlo un film pauroso né ansiogeno, ma fa il suo sporco lavoro. Scelta molto particolare, per non dire rischiosa, il lavoro fatto sul demone finale. L’estetica del rifugio dell’antagonista è molto interessante. Il demone è un miscuglio di icone. Dalle unghie di Freddy Kruger affilate alla mola, al volto simile ad un Darth Maul satanico, fino ad una tana che per certi versi mi ha ricordato quella dell’Uomo Pallido de Il labirinto del fauno la cui entrata è una porta rossa (red room?) e le immancabili marionette.  Se da un lato è molto d’impatto, dall’altro è quasi contraddittorio con il resto del film. L’inferno non viene mai nominato, tuttavia questa parte dell’Altrove dominata dal rosso potrebbe tranquillamente essere il salotto di Satana. Scelta esteticamente d’impatto, ma in netta contraddizione con il resto dell’estetica che permea il film.
Insidious risulta quindi essere un film senza infamia e senza lode. Wan riesce a tappare le falle del lavoro di Whannell e conduce la nave in porto, ma il carico che trasportava si è perso per mare.
PS. Che fine hanno fatto gli altri due fratelli?
Product Placement: Penske (ditta dei traslochi), Apple (Mac), Nissan (Explore), Panasonic (TV e videocamera), Cuisinart (Planetaria e scatoloni), Yashica (macchina da presa), Sylvania (lampadine), Getac (laptop), Cyclops (faro).

Francesco Sosta

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