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CINEMA
24 Giugno 2011 - 11:45

CORPO CELESTE

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Qual MEDIA WORLD birichino
CORPO CELESTE

CORPO CELESTE – Alice Rohrwacher (2011)

 

Assieme alla ragazzina protagonista ci avviamo verso Reggio Calabria anche noi per cercare di scoprire un mondo ancora “altro”. Un’ Italia che esiste e persiste nel non voler avviarsi verso un cambiamento radicale. Esiste una Reggio Calabria moderna, una città che è cambiata nei costumi e più ricca, ma persiste ancora una periferia, una realtà (in questo caso un rione periferico che vive attorno alla propria parrocchia) ancorata alle ottusità e alle piccolezze mostrate quarant’anni fa ad esempio, nella Sicilia di Germi (i personaggi della perpetua dedita all’insegnamento religioso con bigotta ignoranza, il prete che pensa alla carriera e fa campagna elettorale per il politico voluto dalla Chiesa, l’inserviente ammazzagatti truce e retrogrado provengono tutti da quel cinema).

E’ in questo contesto che si ritrova Marta proveniente da un collegio svizzero e quindi in difficoltà d’adattamento nel prepararsi per una Cresima, rito cattolico da tutti rispettato ma da pochi veramente sentito in tale realtà. Stranita e incerta su come comportarsi nei confronti di persone talmente incomprensibili, spinta da pressioni di una madre in difficoltà e una sorella insopportabile, tenterà una specie di fuga senza meta prima raccolta dal prete che sta andando a recuperare un crocifisso “in figura intera” per far fare un salto di qualità alla propria chiesa, poi perdendosi nei canali di scolo della città vestita di tutto punto da cresimanda.

La brava esordiente Alice Rohrwacher  (ma ha già lavorato con il documentario e si sente) disegna l’ambiente parrocchiale utilizzando l’ironia della commedia all’italiana costruendo gustose tipologie umane che si perpetuano negli anni senza grossi cambiamenti ma lo fa utilizzando uno stile di regia che guarda più ad un utilizzo libero della macchina da presa, quello utilizzato solitamente, appunto, dai documentaristi e portato ai massimi livelli dai Dardenne. Dei fratelli belgi troviamo lo stile ad inseguire la protagonista circondata solo da rumori reali, senza commento musicale, ma anche la scelta delle ambientazioni con Marta ad aggirarsi tra zone periferiche sporche e scalcinate, case in abbandono, rottami e rifiuti ingombranti abbandonati, sterpaglie, canali.

Alla fine diventa addirittura un road movie durante il breve viaggio con il prete nella meravigliosa sequenza girata nel paese fantasma dove si trova il crocifisso da recuperare.

Purtroppo un po’ si perde nella descrizione familiare soprattutto con il personaggio della sorella troppo sopra le righe e quello della madre solo abbozzato e alla fine il film ci sembra quasi insoluto come un pittore che abbia preparato lo schizzo per finire più tardi il quadro.

Comunque un’esordio più che promettente.

Apparentemente non vi è product placement in questo film anche se è sospetta un’inquadratura su di un enorme cartellone pubblicizzante il MEDIA WORLD di Reggio Calabria.

Stefano Barbacini

Corpo celeste

Regia: Alba Rohrwacher
Produzione: Rai Cinema
Data di uscita: 01/01/2010

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