“Ladybird” McPherson è ragazza insoddisfatta alla ricerca di se stessa che non si sente mai al posto giusto nel momento giusto. Si innamora ma il ragazzo si scopre gay, litiga con la madre tanto da buttarsi dall’auto in strada piuttosto di continuare ad ascoltarne le prediche, è costretta a lavorare nel doposcuola perché la famiglia è “vergognosamente” povera, si reinnamora di un altro ragazzo e per conquistarlo è costretta a farsi amica un’insopportabile e vanesia di buona famiglia mentendo sulle sue condizioni, partecipa a musical scolastici con poco talento, piange guardando film al cinema, gironzola per la città con l’unica vera amica, la grassoccia Julie formando una perfetta coppia di losers al femminile che sembra uscita dal Ghost World di Terry Zwigoff.
Soprattuto Ladybird vuole scappare dalla provinciale e bigotta Sacramento con cui ha un rapporto di amore/odio e da una vita che, se sarà come quella dei genitori, rischia di essere fallimentare. L’occasione di cambiare vita arriva con l’ammissione ad un College di New York e appena arrivatavi la prima cosa che fa è bruciare un appuntamento perché finisce in ospedale completamente sbronza.
Siamo nel periodo del “terrorismo” dopo l’attentato alle Torri e venti di guerra afghana soffiano sulla storia americana. La nostra protagonista cerca la propria strada come tante ragazze coetanee nel mondo impazzito che le circonda. Chissà che, invece, non la poteva trovare proprio tra le strade di Sacramento e negli affetti famigliari tanto osteggiati?
Film di formazione osannato dalla critica in cui Saoirse Ronan replica uno dei personaggi interpretati abitualmente dalla qui regista Greta Gerwin, neo-icona del cinema indipendente americano. A noi è sembrato il solito sbrodolamento da saputelli che si guardano il proprio ombelico pensando che sia il centro del mondo (guardate come siamo tristi ma tanto intelligenti da capirlo…), il corrispettivo americano del cinema italiano autoreferenziale e nostalgico di un passato troppo prossimo per essere vera esperienza ma che invece è solo presunzione.
Non che l’operina non si lasci guardare ma, ad esempio, il film tratto dal Ghost World già citato ci sembrava più genuino e assai più simpatico (perché lì le ragazze rappresentavano realmente le tante sfigate che ci sono al mondo mentre qui il personaggio principale ci sembra tanto un “falso”).
Buon cinema? In parte. Cinema necessario? Forse a qualche studentello a cui piace piangersi addosso. Capolavoro? Ma fatemi il piacere… (9,4 su metacritic, termometro delle recensioni della critica americana, ma scherziamo?)
Poco product placement a parte le citazioni di USA TODAY e delle CAMEL LIGHT. COCA COLA appare su un’insegna così come la ELDORADO SAVING BANK.