ON THE ROAD – Walter Salles (2012)
Sono tra quelli che non amano paragonare i romanzi da cui sono tratti ai film che ne derivano. Sono convinto che i due linguaggi possano essere complementari ma assolutamente diversi.
E’ però impossibile non aspettarsi certe cose da un libro universalmente conosciuto e letto come “On the road” di Kerouac.
Ribellione alla vita standardizzata, sesso, alcool, droga, omosessualità, viaggi, un po’ d’amore e di poesia.
Non manca nulla di tutto questo nel film di Salles, ma è come se fosse inserito in un depliant pubblicitario e non vi sia poi lo svolgimento pratico dello stesso.
Tutto scivola via senza lasciare nulla e senza toccare alcuna corda nell’animo dello spettatore. Vediamo carne e vita ma non riusciamo ad incocciarne la consistenza.
Sono gli stessi difetti che Salles si porta dietro da sempre, un calligrafico che ama i contesti controculturali ma che non ha le capacità per restituirne le emozioni e la rabbia. Purtroppo invece di prendere la via che porta ai Van Sant o ai Cronenberg si è arenato nella piana abitata dai vari Mira Nair, Bille August e compagnia cantante.
Dall’adattamento del libro di Kerouac ci si aspetterebbe anche il jazz, ma non un paio di musicisti che suonano jazz (come nel film ci sono), ci si aspetterebbe uno spirito jazz, un ritmo narrativo jazz (in questo modo è strutturata la prosa tra il poetico e il romanzesco dello scrittore). Qui abbiamo solo un pop da classifica farcito da volgarità inoffensive tanto da far credere che si è anche un poco rock…
Film ambientato negli anni ’50 che nonostante ciò non si fa grossi problemi nel farcire la pellicole di product placement. Apre le danze TEXACO già visto fin dal trailer, poi una grossa pubblicità DRINK COCA COLA, e le varie brand che accompagnano viaggi (HUDSON CHRYSLER), vizi (CAMEL, birra DOBLER) e piaceri (LAWSON’S COSMETICS, Radio VIKING, JENNIFER’S BRIDAL) degli insipidi protagonisti.