Coniugare il calcio con le condizioni esistenziali e, addirittura, con gli anni Sessanta è operazione che poteva risultare decisamente rischiosa anche per le difficoltà che da sempre ha incontrato il cinema ad ottenere prodotti interessanti dall’argomentazione calcistica. In Zamora questo rischio è subito evidente dato che per inserirlo nella trama viene studiata una situazione un po’ forzata, un imprenditore milanese talmente maniaco del calcio e dell’Inter da obbligare tutti i suoi impiegati a giocare a calcio il giovedì sera per arrivare alla sfida finale scapoli ammogliati momento apicale della stagione (più importante della diligenza sul lavoro).
Ciò che accade allo stranito e timido impiegato da Vigevano, Walter Vismara (Alberto Paradossi), è che viene costretto a fare il portiere della squadra degli scapoli (a pena licenziamento) senza neppur sapere cosa significhi giocare a calcio. Walter, anche per far bella figura con una collega di cui si è innamorato Ada (Marta Gastini), decide di assoldare un ex-portiere dal passato di grande giocatore (chiamato Zamora, appunto), ma dal presente tormentato da uno scandalo, dall’abbandono della famiglia e dal troppo bere, per farsi dare lezioni…
Vi sono tutti gli elementi per fare di tutto ciò una roba molto scontata (il collega donnaiolo e star della squadretta che lo bullizza, la donna da conquistare che sembra tradirlo, l’orgoglio per riscattarsi dopo le umiliazioni diventando un ottimo portiere con la retorica frase per spronarlo “I rimpianti sono brutte bestie”) ma invece Neri Marcoré (che si ritaglia il ruolo dell’ex professionista) riesce a far mantenere al film un equilibrio tra sentimentalismo, ironia (utilizza comici e caratteristi in parti semiserie ma senza mai esagerarle dal lato comico, come Giovanni e Giacomo, Ale e Franz, Giovanni esposito, Antonio Catania…) e ambientazione storico-nostalgica (siamo negli anni Sessanta) senza mai sbragare.
Il punto più debole è proprio la partita tra scapoli e ammogliati, il clou del film qui veramente molto standard con tanto di decisione su un rigore finale, ma poi riprende in mano il film in un finale intelligente e non a pro-platea.
(voto 6+)