La società della neve film dello spagnolo J.A. Bayona, regista “protetto” di Guillermo Del Toro che gli ha prodotto il primo film, The orphanage, horror pluripremiato e che lo ha lanciato internazionalmente facendolo approdare ad Hollywood dove ha diretto Jurassic World, il regno distrutto. Con questo suo ultimo film è Netflix a metterci lo zampino e che gli permette di essere candidato all’Oscar.
Bayona porta sullo schermo la vicenda che nel 1972 ha visto una squadra uruguaiana di rugby precipitare, con l’aereo noleggiato per loro, sulle Ande. 45 persone a bordo, 27 si salvano dal disastro ma si ritrovano isolati in mezzo ai ghiacci terribilmente belli ma altrettanto terribilmente mortali. Non c’è cibo, non è possibile essere rintracciati, non ci sono mezzi di comunicazione. Isolamento e aridità. Bellezza della natura in cui l’uomo rischia di soccombere.
La vicenda è restata famosa allora e negli anni per l’evento cannibalico che ha caratterizzato la vicenda. Per sopravvivere infatti i dispersi hanno cominciato a mangiare i cadaveri dei loro compagni. Bayona dopo poche sequenze di film fa scorrere velocemente il tempo con un salto di più di una settimana e ci mette di fronte subito alla ovvia e necessaria decisione di mangiare la carne dei propri simili, come per volersela togliere dai pensieri il più in fretta possibile. Infatti non ne fa un’eccessiva disputa drammatica (di solito nei film di questo genere si tende a presentare varie tipologie di personaggi e varie discussioni che vedono opporsi i protagonisti sul potere decisionale e morale e che qui volutamente mancano), ma invece affronta il problema come si fa con la carne che mangiamo tutti i giorni. Un incaricato “macella” i cadaveri e presenta il “cibo” senza che gli altri vedano e sappiano chi stanno mangiando rendendo l’atto asettico e necessario. Non mostra troppo e non fa diventare questo il punto principale del film. E’ chiaro che al regista interessa di più presentarci il decadimento dei corpi, le infezioni, la sporcizia, il freddo, il cadere quasi incosciente verso la morte. Apocalissi dell’uomo così debole di fronte all’impietosa natura. 16 di loro ce la faranno ma saranno sempre morti dentro come i loro compagni che non ce l’hanno fatta, così commenta la voce over di un collega defunto che Bayona non si fa scrupoli a farci arrivare dall’aldilà…
Perizia registica, qualche enfasi “filosofico-religioso-esistenziale”, recitazione giusta anche se si recita principalmente con il trucco, con la trasformazione di giovani atleti in deperiti uomini deboli e malati. (Voto 6/7).
Product placement deciso di Adidas (in una foto spicca in pacchiana evidenza una borsa con il logo ma anche scarpe indossate dai protagonisti), ma anche di Stp e sigarette Montag.