“The Stooges, l’apoteosi di ogni incubo genitoriale” scriveva il grande Lester Bangs della band di James Osterberg alias “l’iguana” Iggy Pop e dei fratelli Asheton. Era il gruppo di rottura dei primi anni settanta, antesignano delle band punk che arriveranno un quinquennio dopo e distruttori del suono prima dei Sonic Youth. Non irreggimentabili, nemici della melodia e del buon gusto, distruttori delle convenzioni, ribelli e cattivi…
Il “fan” Jim Jarmusch è andato a ricercare la genesi e lo sviluppo di quella che ritiene “la miglior band nella storia del rock’n’roll” a casa di Iggy che ora è un anziano settantenne (in clamorosa forma fisica, bisogna dire…) il quale gli rilascia una lunga intervista in cui rievoca una storia, un’epoca, uno stile di vita.
E scopre che i pericolosi e selvaggi Stooges non nascono da una controcultura underground ma dalle trasmissioni comiche popolari della televisione americana degli anni tra i ’50 e ’60, dai programmi di varietà e da quelli per ragazzi, che il look di Iggy Pop nasce dalla visione al cinema de I dieci comandamenti di De Mille e del Ramsete II interpretato da Yul Brynner e osservando un cane al guinzaglio… Insomma non da alternativi, non dalla cultura sessantottina e rivoluzionaria… Poi scopre anche che i duri del rock quando si lasciano sopraffare dalla droga e completamente fatti di eroina vengono cacciati dalla casa discografica, se ne tornano al loro paese nel Michigan con la coda tra le gambe per chiedere aiuto alla… mamma.
E’ interessante scoprire la fragilità che si cela dietro a personaggi idolatrati e allo stesso modo odiati, icone del sex, drugs and rock’n’roll. Lo stesso Iggy Pop “il piccolo uomo fatto di nervi attaccati direttamente alle ossa” che “si agita e sbraita gonfiando le vene del collo” (Supersoul DeBaser) che, come ricorda anche lui stesso nel film, quando gli tiravano contro le bottiglie di vetro durante i concerti, sfotteva gli esagitati intimandoli a provarci ancora un’altra volta, si scioglie al ricordo di Nico, la musa dei Velvet, e di come fosse attratto da lei e dalla sua arte e bellezza quando lei seguiva da vicino gli inizi e i progressi della band, ingerenza osteggiata dal resto dei componenti del gruppo.
Tutto questo viene messo in luce da Jarmusch nell’insolita veste di documentarista in Gimme Danger film dedicato, appunto, alla storia degli Stooges. Girato con la classica costruzione ad intervista con immagini e filmati d’archivio, il film del brizzolato e capelluto regista riesce a riempire i ricordi di Iggy (e dei compari ancora vivi al momento del girato) con immagini vintage e demodé che ci restituiscono il sapore di un’epoca e di un periodo forse irripetibile per la musica rock, quello che dai Velvet arriva fino alla metà degli anni ’80. Inoltre il regista, per coprire “i buchi” iconografici, chiede aiuto all’animatore James Kerr che con ironia a tratti “terrygilliamiana” ricostruisce accidenti e episodi “buffi” del passato giovanile nel Michigan.
A parte le citazioni di case discografiche (Columbia, Elektra Records, CBS…), brand tecniche (Marshall soprattutto ma anche Blackster e Nikon), locali di musica dal vivo (Whisky a Go Go, Fillmore…), hotel (Tropicana, Chelsea) che entrano nella storia vissuta e nelle memorie di Iggy Pop, vi sono anche product placement “derivati” nelle immagini d’archivio (Coca Cola un po’ dappertutto, Chevrolet, Cadillac, Martini, Ford) e nei filmati, tra cui uno carino assai di una trasmissione televisiva in cui si pubblicizza Ovaltine.