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CINEMA
23 Gennaio 2011 - 16:51

KILL ME PLEASE

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Suicidio assistito in tuta KALENJI
KILL ME PLEASE

KILL ME PLEASE – Olias Barco (2010)

 

Oggetto curioso questo film, trionfatore a Roma dove ha accontentato pubblico e critici, diretto da un regista belga autore di un solo altro lungometraggio non particolarmente memorabile (e dal Belgio arriva poca roba in Italia ma solitamente curiosa come ad esempio quel ‘Il cameraman e l’assassino’ di Benoit Poelvoorde che in ‘Kill me please’ figura tra gli attori).

La fotografia in bianco e nero (per altro decisamente interessante), l’ambientazione in una clinica specializzata in “suicidi assistiti” dispersa tra boschi immersi nella neve, la narrazione “impressionista” che sembra più un’inchiesta sulla libertà di decisione riguardo al suicidio o sull’eventuale criminalizzazione di chi lo commette con conseguente dibattito morale, sembra incanalarsi sulla strada del cinema d’autore.

Poi, però, con l’evento scatenante di uno strano incendio e una morte “non programmata” la pellicola prende tutta un’altra piega e diventa una cosa ben strana.

Infatti le varie storie dei potenziali suicidi pazienti della clinica si uniscono a quella del proprietario della clinica stessa (malvisto dagli abitanti del villaggio prossimo alla magione quasi fosse un moderno Dr. Frankenstein, a cui infatti non verrà risparmiato un attacco dei villici reazionari proprio come al creatore del mostro) e a quella di un agente della finanza giunta a controllare che il direttore non intaschi denaro illegalmente sfruttando la disperazione degli assistiti, in una girandola impazzita che ferma la sua corsa cozzando con il grottesco.

Gli internati infatti sono tutti piuttosto fuori di capa: abbiamo un patricida che chiede di poter assumere veleno mentre si fa cavalcare da una prostituta, un folle amante della guerriglia che vorrebbe suicidarsi buttandosi in uno scontro a fuoco, una malata costretta dall’età di quindici anni a continue iniezioni per non morire che si pente della decisione presa e che rischia di venir violentata da un altro paziente che le dice “ma cosa te ne frega se tra due giorni ti suicidi?”, una famosa cantante lirica ninfomane che ha perso la voce a casa di un cancro e sogna di morire cantando in pubblico la marsigliese, uno squilibrato che ha perso la moglie a poker.

Il suicidio, la morte servono a creare situazioni che capovolgono di senso diventando assurdamente logiche dal punto di vista di persone che non vogliono avere futuro. Più che un trattato sulla volontà di dipartire da questo mondo il filo narrativo è puro espediente per mostrare l’assurdità delle convenzioni sociali e dell’agire umano che, senza scomodare il Bunuel di “Il fantasma della libertà”, apparenta quest’opera, mortalmente divertente, alle migliori cose del quasi dimenticato Bertrand Blier.

Non molte occasioni di product placement, ma abbiamo trovato interessante l’esibizione a più riprese della tuta da ginnastica con cui il direttore dell’istituto fa jogging sulla neve, un completo running KALENJI,

Un po’ meno il piazzamento della BMW la cui unica corsa porta l’autista a prendersi una pallottola in testa…

Stefano Barbacini

Kill Me Please

Regia: Olias Barco
Data di uscita: 01/01/2010

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