Facebook Twitter Canale Youtube RSS
CINEMA
22 Ottobre 2026 - 16:53

UN’OSCURA SICILIA FRA DESERTO E PAGANESIMO

 Print Mail
Lo Scuru (G. William Lombardo, I, 2025)
UN’OSCURA SICILIA FRA DESERTO E PAGANESIMO

Raz, siciliano affetto da schizofrenia trapiantato al nord, vive costantemente fra incubi e paranoie. Gli echi dell’infanzia tormentano la vita del ragazzo e prova in tutti i modi a fuggire dai ricordi. Il passato sfonda le deboli barriere erette da Raz quando la nonna -principale protagonista degli incubi- prova a telefonargli e, poco dopo, viene a sapere di essere l’unico tutore della madre, anche lei in preda a deliri. In questa occasione scopre della dipartita della nonna. Raz decide quindi di tornare nella sua Sicilia e prova ad aggiustare i frammenti che tormentano la sua mente. Qui ritrova Nitto, una sorta di secondo padre, e Padre Manfredi, un prete ostile e sinistramente legato alla sua famiglia. Raz, lentamente, si ritrova in un mondo arcaico, fatto di magia nera, riti ancestrali e figure legate a un passato che non ha mai abbandonato l’entroterra dell’isola.

Tratto dall’omonimo romanzo di Orazio Labbate, la pellicola presentata al Ravenna Nightmare segna il battesimo del fuoco del siciliano Giuseppe William Lombardo. Lombardo crea un’opera per certi versi sorprendente, soprattutto se si pensa alla giovane età del regista. La mano che guida il viaggio di Raz è già esperta. Lombardo opta per un bianco e nero duro, costruito su contrasti tanto concreti quanto metaforici. La luce del deserto siciliano irradia ogni inquadratura del film, così come le ombre ghermiscono tutto ciò che non viene baciato dalla luce solare. La Sicilia dipinta da Lombardo è a tratti inedita, priva del calore e della bellezza che portarono i greci a definirla magna. Qui mostra il proprio lato duro, polveroso, privo di pietà e voglia di riscatto. Il montaggio alterna momenti di ampio respiro a sequenze nevrotiche, incalzate dal costante timer del Casio di Raz, quasi a volerlo riportare alla realtà. Il dualismo fra vero e sognato è probabilmente il fulcro dell’intero film, il motore che alimenta la sete di verità di Raz e il principale ostacolo alla sua guarigione.

Ed è qui che risiede il principale difetto de Lo scuru. La premessa narrativa, così come il suo sviluppo, suggerivano che riti e malocchi fossero frutto dell’immaginario collettivo, leggende concretizzate nella quotidianità delle persone tramite un’oscura minacciosità e non per un’effettiva esistenza. Raz si immerge in un cosmo arcaico che non vuole separarsi dai propri riti, ma non può sopraffare il ragazzo proprio perché lui non crede alla stregoneria. Lo scontro si combatte quindi su un terreno prettamente psichico, rendendo Raz contemporaneamente giocatore e arbitro. Tuttavia, quello che ho letto come punto di non ritorno della storia, contraddice questa struttura tanto intrigante quanto originale. Lombardo e lo sceneggiatore Pietro Seghetti legittimano l’esistenza di fatture e malocchi, vanificando in parte la costruzione fatta nella prima parte del film. La guarigione mentale di Raz trova una cura fisica e l’obiettivo non è più un’archeologica ricerca nella memoria, ma una caccia all’oggetto fisico causa di ogni suo male.

Lo scuru rimane comunque un film più che gradevole, ma personalmente ho trovato la scelta di sostituire il tema della psiche con quello del fantastico un autogol non indifferente. Ad ogni modo, nonostante un titolo tanto esaustivo, il futuro di Giuseppe William Lombardo è più radioso che mai.

Product placement: Casio, Moretti

Francesco Sosta

Lo scuru

Regia: G. William Lombardo
Data di uscita: 15/10/2026

Attenzione: l'accesso ai link è riservato agli abbonati Dy's World


© www.dysnews.eu