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CINEMA
22 Giugno 2012 - 17:36

SPECIALE MATTEO GARRONE

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L'imbalsamatore
SPECIALE MATTEO GARRONE

L’IMBALSAMATORE – Matteo Garrone (2002)

Garrone continua a lavorare ai margini tra documentario e docufiction fino all’inizio del nuovo secolo. Nel 2000 completa la sua “trilogia” dedicata agli emarginati con “Estate romana”, film a cui abbiamo già dedicato attenzione in un precedente intervento su questa e-zine.

E’ del 2002 invece “L’imbalsamatore”, opus determinante per far conoscere al grande pubblico il nostro.

Stiamo parlando di un film che ha ottenuto grande successo di critica e buon successo di audience. Vi è un netto cambio di marcia e di stile tra questa pellicola e tutto ciò che Garrone ha girato in precedenza.  Ciò che prima era rozzo e apparentemente casuale, immagini rubate alla vita, ora si fa professionale e più costruito. Lo sguardo del regista resta sempre ancorato a figure marginali ma stavolta il protagonista Peppino Profeta non è più vittima di un’escluione sociale ed economica ma personaggio ambiguo che vive all’interno della società restandone contemporaneamente al di fuori per atteggiamento psicologico e per differenza fisica.

Piccolo e viscido, con contatti mafiosi ed attività ai limiti della legalità, esuberante e voglioso di ritagliarsi uno spazio in mezzo ad una società che venera la bellezza estetica e tende ad escludere i “corpi estranei” come quello dell’interprete, Ernesto Mahieux (una specie di Alvaro Vitali pericolosamente serio), deciso a possedere con tutti i mezzi quello che desidera sia pagando, come con le prostitute che frequenta, sia impadronendosi fisicamente degli animali che adora praticando la tassidermia.

Quando si innamora del giovane e bel Valerio, prima lo prende con sé come assistente poi se lo porta dietro nelle scorribande notturne, infine, quando il ragazzo mostra interesse per Deborah, la giovane e bella Elisabetta Rocchetti, tenta prima un approccio fisico con lui e poi per non perderlo propone un rapporto a tre.

Trovando idiosincrasia da parte della ragazza e distacco da parte di Valerio, arriverà all’estremo atto di minacciare il giovane con una pistola nel momento in cui capisce di averlo perduto definitivamente con Deborah incinta di Valerio.

Il giovane capisce che l’ossessione di Peppino diventa pericolosa e, fingendo di voler lasciare Deborah per fuggire con lui, eliminerà drasticamente il problema.

Mentre nelle sue prime opere Garrone seguiva i suoi protagonisti e si lasciava condurre dalle loro vite inconcludenti, qui il regista prende in mano la storia e la costruisce “usando” le debolezze dei suoi protagonisti che non sono più persone ma personaggi. Anche l’approccio cinematografico è differente, sbandato e libero prima, compiuto e all’interno di un genere, il noir, adesso.

Cambia anche l’ambientazione, non più la periferia romana ma il sud (Campania) adesso, e il rapporto con l’ambiente stesso, prima tutto esterno con la macchina a vagabondare per assolate strade periferiche, ora il girato è tutto interno, notturno e claustrofobico. L’ambiente diventa parte della psiche turbata di Peppino.

Garrone da curioso osservatore diventa autore cinematografico ben consapevole del mezzo.

Stranamente aumenta il budget ma diminuiscono le brand ed è praticamente nullo il product placement. In tutto il film solo HEINEKEN partecipa all’operazione, non so quanto casualmente, apparendo ben distinta su di un tavolo.

Stefano Barbacini

L imbalsamatore

Regia: Matteo Garrone
Produzione: Fandango
Data di uscita: 01/01/2012
Brand:
Heineken

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