Periodicamente rispolvero vecchie riviste per riguardare i film recensiti nel periodo di uscita, per vedere se vi sono film dichiarati meritevoli dai critici che io per qualche motivo mi sono perso. In Nocturno dell’aprile 2003 vi è quella de La finestra di fronte di Ozpetek che in realtà non avevo mai visto proprio per giudizi negativi che me lo hanno fatto mettere in un cassetto. Qui Mauro Gervasini invece ne parla benissimo “ha una sua incredibile forza interiore” e “rimandi al cinema di Powell & Pressburger” dopo averne però criticato vari aspetti “l’intersecarsi di ben tre racconti, i soliti difetti del cinema italiano che vuole mostrare troppo senza lasciare allo spettatore un minimo di mistero, rendono un po’ confuso il film” e “qualche canzoncina un po’ furbetta piazzata qua e là, attori non sempre irrinuciabili (Bova!)”. Evidentemente anche per un critico scafato o un cinefilo accanito, quello che fa la differenza nel giudicare un film è la predisposizione a lasciarsi coinvolgere da quello che si vede e, nonostante i difetti, confessare di aver goduto della proiezione. Legittimo. Personalmente nel film ho visto solo difetti e coinvolgimento nullo.
Le tre storie che cita Gervasine sono quella di Massimo Girotti vecchio ebreo smemorato, sopravvissuto ad un campo di concentramento nazista, pasticcere di fama internazionale, ora a riposo, che vaga per Roma in preda ai suoi fantasmi (il ghetto, i nazisti, un amore omosessuale di gioventù). La seconda storia è quella della coppia formata da Vittoria Mezzogiorno e Filippo Nigro, lei contabile in un’azienda di polli, lui operaio con lavori instabili, in difficoltà sia di rapporto che finanziarie per mantenere due figli. I due accolgono il vecchio sperduto e lei riuscirà ad avere una spinta psicologica per cercare di svoltare la sua vita, cioè fare la pasticcera. Terza storia, sempre la Mezzogiorno ha un flirt con il vicino di casa che, abitando di fronte a lei, spia costantemente, Raoul Bova. I due si incontrano, sempre per mezzo dell’anziano, e si amano furtivamente.
Dentro al film Ozpetek mette di tutto, il problema degli emigrati, i problemi esistenziali, la difficoltà del lavoro, i problemi di coppia, gli eventi storici che riguardano la deportazione degli ebrei, l’omosessualità inespressa, la creazione di dolci appetitosi, senza approfondire nulla e, senza mai dare intensità ai suoi personaggi con un po’ di silenzio, di rallentamento meditativo, di raccordi su dettagli, riempiendo ogni passaggio di musica di commento, frasi poetiche pesantissime (ridicolo Bova che narra della sua passione alla Mezzogiorno intanto che stanno avendo un rapporto sessuale che ti vien voglia di dirgli: ma taci e tromba!), flashback e noiosi dialoghi. Il film sembra uno di quei pesantissimi dolci creati dal pasticcere Girotti, belli esteriormente ma di una pesantezza clamorosa se li si mangia, per i tanti, troppi ingredienti che li compongono. (Voto 5).
Tra i ringraziamenti finali tutto il product placement del film, Opel, Sony, Samsung, occhiali Persol, vestiti Armani e altri. Un posizionamento non si sa quanto voluto è quello della Guinness che appare sulla porta del pub in cui la Mezzogiorno consegna i dolci.