Nel fine settimana ho visto due film non molto conosciuti in cui i registi mettono in scena l’orrore e la violenza che diventano “normali” perché i soggetti che li scatenano sono persone comuni, da cui non ti aspetteresti una tale svolta. Il primo è il canadese Good Neighbours (2010), ambientato in una fredda Montreal in un periodo in cui un serial killer violenta e uccide donne. Queste notizie arrivano dai media e assillano una ragazza, Louise, una donna single che vive con gli adorati gatti. La ragazza abita in un condominio in cui si trovano anche gli appartamenti di Spencer (un uomo che ha perso la moglie e l’uso delle gambe in un incidente automobilistico), del nuovo arrivato Victor (giovane dinamico e piuttosto insistente nel voler fare amicizia con gli altri, soprattutto con Louise di cui sembra innamorato) e di Valerie (una donna lasciata dal compagno che vive nervosamente fumando e insultando Louise e i suoi gatti). Questo microcosmo, su cui aleggia la cupa atmosfera dell’assassino, tenta di avere una vita normale, cenette insieme, disponibilità ad aiutarsi gli uni con gli altri, qualche piccolo screzio… ma basta poco per trasformare il tutto in un caotico gioco di violenza e sangue. Buona atmosfera, finale gore (con una scena stracult di una donna uccisa e stuprata con un vibratore da vedere per il black humour che sprigiona) e presenza tra gli attori del regista cult canadese Xavier Dolan. (voto 6,5) Solo due testate giornalistiche nel product placement, The Globe and Mail e The Gazette.
L’altro film è Dead mail (2024) di Joe De Boer e Kyle McConaghy e anche qui il protagonista, Trent, sembra un noioso impiegato con una vita anonima ma lo vediamo ad inizio film fermare un ragazzo di colore mentre tenta di sfuggirgli e a cui evidentemente ha causato danni fisici. Cosa è successo? Lo scopriremo piano piano prima in un lungo flashback che racconta come si è arrivati a ciò (e all’omicidio perpetrato sempre da Trent ad un investigatore delle poste…). Poi il racconto riprende dal “presente” dell’inizio e avanza diventando una specie di thriller investigativo dalle derive horror. Ambientato negli anni ’80 cercando di replicare l’aspetto del cinema di allora (sembra un film indipendente a grana grossa tipo 16mm gonfiato a 35, tutto si può fare con le videocamere di oggi…), racconta di un sociopatico che ha bisogno di affetto ed è amante dell’arte, della musica in particolare. Per quello ha conosciuto Josh, un liutaio di colore di cui diventa amico e… da cui non si vuole separare utilizzando qualsiasi… mezzo. Un personaggio folle ma di una follia contemporanea, costruito per farne capire la desolante solitudine, arriverà quasi a farci pena. Una coppia di detective improvvisate cercherà di fermarlo… (voto 6+) Una Pontiac, un’autoradio Philco e un Korg nel misero product placement del film.